• Italiano
  • Francese
  • Tedesco


  Contact : 021 802 00 19

Articoli

È possibile vincere le fobie grazie all’ipnosi?

Paura dei ragni o dei serpenti, claustrofobia, ansia all’idea di prendere l’aereo o l’ascensore, panico dell’acqua, fobia della scuola, agorafobia… Le fobie possono essere particolarmente invalidanti per le persone che ne soffrono. L’ipnosi può aiutarci ad eliminarle in qualche seduta.

Una fobia è una paura smisurata e irrazionale di un oggetto o di una situazione precisa. Può essere legata a dei traumi e delle paure (paura di essere soffocati, dell’abbandono, dei grandi spazi). L’ipnosi può aiutare a guarire da queste fobie. Il paziente è posto in uno stato di coscienza aumentata. Non lo si addormenta: al contrario, lo si sveglia, e partecipa attivamente. Al di là del conscio e dell’inconscio, vi è la coscienza, il nostro Io più vasto, che contiene tutte le informazioni del nostro essere al mondo. È la coscienza che dà gli ordini all’inconscio.

In stato di coscienza aumentata, il paziente ha accesso a tutte le sue informazioni, anche quelle che possono scatenare dei comportamenti inadatti. In questo modo, è la persona stessa, guidata dal terapeuta e aiutata da simboli e visualizzazione, che potrà curare le ferite all’origine del suo malessere, guarire dalle sue fobie, o modificare alcuni comportamenti (dipendenza dal tabacco, compulsioni alimentari… ).

Nel corso della seduta di ipnosi, si cerca di identificare inoltre i benefici secondari di questa fobia, i “vantaggi” che la persona avrebbe nel conservarla. Si tratta di andare a cercare i programmi inutili o le fonti di angoscia e di riprogrammarli in maniera benefica.

Lo scopo dell’ipnosi è di dialogare con l’inconscio del paziente in maniera da togliere i blocchi e ritrovare il proprio benessere. Solitamente, è sufficiente una sola seduta per sbarazzarsi di fobie semplici, e due o tre per eliminare delle fobie legate a eventi traumatici. Dopo, aerei, scuola, ragni, serpenti, ascensori, bagno in mare, piccioni… faranno tutti parte del vostro ambiente naturale, senza stress.

Fonte: www.passeportsante.net

Scopri di più

Cure detox: i nostri consigli

Desiderate fare una cura disintossicante o detox? Ecco alcuni consigli per riuscirci in totale serenità, questo progetto in un momento di piacere.Da un po’ di tempo, la moda delle cure detox fa parlare molto di sé. Questo metodo venuto d’oltre Atlantico è praticato da un numero sempre maggiore di persone in cerca di una sorta di purificazione naturale del corpo. Questo tipo di cura si effettua il più delle volte al cambio di stagione, per preparare l’organismo a un cambiamento d’alimentazione, come accade spesso all’inizio dell’inverno o dell’estate.

CHE COS’È UNA CURA DISINTOSSICANTE?
Sembra che le cure detox abbiano avuto origine in naturopatia, disciplina che ha l’obiettivo di curare in maniera naturale. Così, cominciando con l’eliminare tutto ciò che è nocivo per il nostro organismo, saremmo meno predisposti a momenti di stanchezza e attacchi da virus. I grassi saturi, l’alcool, il tabacco, gli zuccheri raffinati, la caffeina e i conservanti sono quindi banditi dall’alimentazione per tutta la durata della cura. Si tratta di prendere il controllo su quello che mangiamo, preferendo frutta e verdura fresca. Esistono diversi tipi di cure detox, basate su un’alimentazione crudivora e frugivora, come il juicing (cura composta unicamente di succhi, zuppe e smoothie, e della durata di 1-5 giorni), la monodieta (che consiste nel mangiare lo stesso alimento per tre giorni), o una cura di frutta e verdura accompagnata da integratori alimentari a base di erbe. La durata di una cura detox è molto variabile, tra uno e trenta giorni, in funzione degli effetti ricercati e da come ci si sente. Attenzione a non confondere cura e dieta, perché lo scopo della cura detox è di dare sollievo al corpo e non di perdere peso, anche se spesso è quello che accade quando si cambia alimentazione.

Scopri di più

I riflessi giusti contro l’influenza

LAVARSI LE MANI: UN RIFLESSO ESSENZIALE PER EVITARE IL CONTAGIO
Le mani trasportano miliardi di microbi, alcuni dei quali sono patogeni. In ambiente ospedaliero, il loro lavaggio frequente salva tra 5 e 8 milioni di vite ogni anno.

Le mani sono uno dei principali vettori di trasmissione. Esse trasportano i microbi in diversi modi: per contatto diretto (una stretta di mano) o indiretto, toccando un oggetto contaminato (per esempio, un bicchiere, la maniglia di una porta, una banconota, l’asciugamano). Possono inoltre essere il veicolo di autocontaminazioni, quando ci si tocca gli occhi, la bocca o il naso con le mani sporche. I germi patogeni possono essere anche trasmessi direttamente tramite contatti ravvicinati, come i baci. Infine, i microbi possono essere trasmessi dalle goccioline o schizzi di saliva che la persona malata espelle quando parla, starnutisce o tossisce. Queste migliaia di goccioline o vapori restano sospesi nell’aria e possono infettare a distanza.

NIDI DI VIRUS E BATTERI
Quando un malato si soffia il naso o starnutisce, si trova tra le mani diecimila e fino a un milione di virus. Sono cifre approssimative, perché tutto dipende dal tipo di virus, dallo stadio della malattia e dall’età dell’individuo in questione. Nel caso dei rhinovirus (virus responsabili del raffreddore), il carico virale aumenta durante i primi giorni dell’infezione, con un picco tra il secondo e il quarto giorno, dopo la comparsa dei sintomi.

Attenzione, però, il contagio può iniziare uno o due giorni prima. Dopo cinque giorni, invece, non si è più contagiosi. In caso di influenza, le cose sono abbastanza simili: il carico virale è intenso all’inizio della malattia, perché la produzione di anticorpi e le difese immunitarie non sono ancora al massimo. Le persone che non si sono mai fatte vaccinare o che sono state poco esposte a questo genere di virus sono molto più contagiose. È il caso dei bambini molto piccoli, portatori di un carico virale maggiore a causa della loro scarsa esposizione a questi virus e di un sistema immunitario meno maturo.

Ecco perché i bambini, quando starnutiscono, emettono molti più virus. Inoltre, hanno tendenza a dimenticare di mettere le mani davanti alla bocca, e le lavano meno sovente. I microorganismi sopravvivono e si moltiplicano più facilmente se si trovano in un ambiente caldo e umido. Essi preferiscono effettivamente le superfici vive (la pelle e le pieghe del corpo) rispetto a quelle inerti sulle quali si seccano e muoiono rapidamente.

Scopri di più

I vantaggi del termalismo

La talassoterapia consiste nell’uso dell’acqua di mare, e più in generale dell’ambiente marino (alghe, fanghi, sabbia, aria e clima marittimo…), a scopi terapeutici. Rigorosamente sotto controllo medico, è praticata sul litorale in centri specializzati.

La talassoterapia offre un gran numero di vantaggi per la rigenerazione dell’organismo e per rafforzare il sistema immunitario. È inoltre indicata nella prevenzione e nel trattamento di dolori lombari (mal di schiena), fibromialgia, reumatismi degenerativi come l’artrite o l’artrosi, disturbi della circolazione sanguigna, insufficienza cardiaca cronica, ansia, depressione e anche alcune affezioni dermatologiche, come la psoriasi.

TALASSOTERAPIA: UN PO’ DI STORIA…
Le virtù terapeutiche della talassoterapia sono note sin dall’antichità: gli Egizi, i Greci e i Romani utilizzavano già l’acqua di mare per il bagno o per affusione (azione di versare dell’acqua su una parte del corpo) e il fango marino per fomentazione (applicazione esterna di medicazioni calde, cioè i fomenti) per curare le malattie. Alcuni secoli più tardi, nel 1865, il termine “talassoterapia” (thalassothérapie) nasce in Francia grazie al Dr. Joseph La Bonnardière che ebbe l’idea di unire due parole greche per diffondere i benefici dell’acqua di mare: thalassa, che significa mare, e therapeia, cioè cura o terapia.

I BENEFICI DELL’ACQUA DI MARE PER LA SALUTE
La talassoterapia si basa principalmente sull’uso dell’acqua di mare per rigenerare l’organismo e curare alcune affezioni croniche. L’acqua di mare contiene numerosi sali minerali essenziali per l’organismo, come il cloruro di sodio (27 g per litro), il potassio, il magnesio e il calcio.

Le ricerche condotte alla fine dell’Ottocento dal biologo francese René Quinton hanno dimostrato che la composizione dell’acqua di mare è sorprendentemente simile a quella dei liquidi del corpo umano, in particolare del plasma sanguigno e del liquido interstiziale, chiamato anche liquido extra-cellulare, nel quale sono immerse tutte le cellule dell’organismo. In altre parole, l’acqua di mare e alcuni elementi caratteristici dell’ambiente marino (alghe, fanghi, sabbia, aria…) sono benefici per la salute perché forniscono oligoelementi, minerali e vitamine indispensabili per il buon funzionamento dell’organismo.

Scopri di più

Curare la depressione stagionale

Regolarmente, alla fine dell’autunno, alcune persone soffrono di sintomi depressivi. Un male che può essere curato. Gli alberi hanno quasi perduto tutte le loro foglie, il cielo diventa sempre più grigio, e la luminosità diminuisce assieme alle vostre riserve di cioccolato… Per caso soffrite di depressione stagionale (o disturbo affettivo stagionale)? Questo problema non è un mito. Questa forma specifica di depressione è abbastanza frequente, visto che interessa il 2-3% della popolazione. Circa un altro 10% della popolazione presenta gli stessi sintomi, ma più leggeri. E le donne sono più colpite degli uomini, sebbene non se ne conosca la ragione precisa.

LE BASI DELLA FOTOTERAPIA
I nostri occhi posseggono delle cellule specializzate per riconoscere le variazioni di luminosità. Si tratta delle cellule gangliari (o multipolari) che sono localizzate nella retina. Dopo il tramonto, queste cellule rilevano la riduzione di luminosità e trasmettono questa informazione alla ghiandola pineale (o epifisi) nel cervello. Questa ghiandola induce la secrezione di melatonina e prepara il nostro corpo per il riposo notturno. In autunno e inverno, quando la luminosità esteriore si riduce, può accadere che le cellule gangliari non si rendano conto che il sole è sorto. Quindi, il tasso di melatonina nel sangue rimane anormalmente elevato, e questo spiega la sensazione di fatica inabituale. La fototerapia (o luminoterapia), attraverso l’esposizione dell’occhio a una luce simile a quella del sole, ma senza raggi infrarossi e ultravioletti, permette di compensare l’assenza di luminosità e di bloccare la produzione di melatonina. Attraverso la stimolazione diretta delle cellule oculari, la fototerapia permette, in una certa maniera, di mitigare la disregolazione del nostro orologio interno e di limitare i sintomi della depressione stagionale. In effetti, come si può leggere nella Revue médicale suisse (rivista medica svizzera in lingua francese), la melatonina può anche avere un effetto sull’umore e sui circuiti serotoninergici che sono implicati nella depressione.

La depressione stagionale si traduce in un umore depressivo, tristezza, riduzione di energia, assenza di piacere nelle attività di tutti i giorni, difficoltà di concentrazione, e una forte ansia. Tuttavia, due sintomi tipici distinguono la depressione invernale dalle forme più classiche. Le persone interessate tendono a mangiare di più e in maniera compulsiva, con delle voglie irrefrenabili di cibi ricchi di zuccheri. Infatti, nel 70-80% dei casi, questi comportamenti inducono un aumento di peso. Inoltre, il bisogno di dormire aumenta significativamente durante questo periodo dell’anno.

Scopri di più

Cinque esercizi di meditazione facili ed efficaci

Esistono moltissime tecniche di meditazione, ma tutte hanno lo scopo di conoscersi meglio, e mettere la mente a riposo, semplicemente riconnettendosi con il momento presente, senzagiudicare, e accogliendo tutti i pensieri e tutte le sensazioni ed emozioni che arrivano. Ecco cinque esercizi di meditazione che potrete provare per trovare quello che fa meglio al caso vostro.

ESERCIZIO N° 1: CONCENTRARSI SULLA RESPIRAZIONE
Mettetevi in posizione, seduti/e o sdraiati/e, e chiudete gli occhi. Respirate in maniera calma e profonda e concentratevi soltanto sulla respirazione. Prestate attenzione all’inspirazione e all’espirazione. All’aria che passa attraverso le narici, che entra nei polmoni, i movimenti dell’addome  … Se un pensiero vi distrae, non lo cacciate via: accoglietelo, ma riportate subito la concentrazione sulla vostra respirazione. Questo esercizio in apparenza semplicissimo può essere difficile all’inizio, perché i pensieri avranno tendenza a vagabondare in continuazione. Perseverate, e riportate sempre la concentrazione sulla respirazione. Più spesso praticherete, più otterrete dei risultati. Per facilitarvi il compito, potete contare: 1 inspiro, 1 espiro, 2 inspiro, 2 espiro, e così via fino a 10. Se vi perdete nei pensieri, ricominciate da 1. Iniziate a praticare questo esercizio per qualche minuto; in seguito potrete prolungarlo, quando riuscirete a concentrarvi più facilmente.

ESERCIZIO N° 2: PRENDERE COSCIENZA DEL PROPRIO CORPO
Questo esercizio consiste nel portare l’attenzione sulle diverse parti del corpo. Mettetevi comodi/e e chiudete gli occhi. Respirate in maniera calma e tranquilla, ispirando con il naso e espirando lentamente dalla bocca. Portate l’attenzione sulle diverse parti del corpo: prima la testa, poi il cranio, le orecchie, il naso, gli occhi, le labbra. Poi il collo, l’interno della gola, le spalle, la schiena e così via, fino alla punta delle dita dei piedi. Insomma, fate una “scansione” del vostro corpo, ascoltando tutte le sensazioni: un dolore nella schiena, l’aria che entra nei polmoni, gli organi al lavoro, una sensazione di disagio  … Fate delle sessioni di 5-10 minuti per cominciare, poi prolungatele.

Scopri di più

Anche se sono sempre più frequenti, i disturbi del sonno non sono una fatalità

Sempre più osservato e monitorato, il sonno resta una funzione biologica misteriosa. Perché alcune persone hanno difficoltà ad addormentarsi? E come trattare i problemi di insonnia? Ecco le risposte del Dott. Raphaël Heinzer, responsabile del Centro d’indagine e ricerca sul sonno (CIRS) del Centro ospedaliero universitario del Vaud (CHUV) a Losanna.

OGGI IL SONNO È DIVENTATO UN GROSSO PROBLEMA PER MOLTE PERSONE?
In ogni caso, è sicuro che il numero di persone che si lamenta di problemi legati al sonno è esploso in questi ultimi anni. Questo è dovuto a due fenomeni. Innanzi tutto, la società attuale è basata sulla performance: le persone vogliono controllare il sonno, per ottimizzare la loro efficienza l’indomani. Come per il cibo o la corsa, le fasi del sonno (e quelle di veglia) sono continuamente misurate. Quanto tempo e come bisogna dormire? Questa domanda può diventare una vera e propria ossessione. Ma, più cerchiamo di controllare il sonno, e più ci sfugge. Più ci si focalizza sul sonno, e più è disturbato.

QUAL È L’ALTRO FENOMENO CHE SPIEGA IL GRANDE NUMERO DI TESTIMONIANZE DI PROBLEMI LEGATI AL SONNO?
Semplicemente il fatto che parlare del sonno non è più tabù. Prima, quello che accadeva in camera da letto apparteneva alla sfera intima e privata. Era segreto! Oggi, le persone che soffrono di disturbi del sonno ne parlano. Ed è positivo, perché possono fare appello a molte soluzioni terapeutiche.

ANCHE SE È SEMPRE PIÙ STUDIATO, IL SONNO RESTA UNA FUNZIONE MISTERIOSA…
Il sonno è effettivamente una delle grandi questioni che la scienza deve ancora risolvere. Gli esseri umani passano un terzo della vita a dormire. Il sonno aiuta a eliminare i residui metabolici del lavoro dei neuroni nel cervello e a consolidare i ricordi importanti della giornata, eliminandone altri. Alla fine, dormire male significa “funzionare” male l’indomani. Il sonno e le sue funzioni sono indispensabili. Però, quello che gli scienziati non riescono ancora a comprendere è la ragione per cui il sonno è apparso nel corso dell’evoluzione. In fondo si tratta di capire perché, se si impedisce a un animale di dormire, muore.

Scopri di più

Il ritorno a scuola in tutta serenità

È suonata la campanella e si torna a scuola. Come accompagnare al meglio i nostri figli? Dopo la lunga pausa estiva, è giunta l’ora di ritrovare i compagni e le compagne di classe, di riprendere in mano i quaderni, di fare conoscenza con i nuovi professori, o di ritrovare quelli dell’anno precedente. Un momento dell’anno che non è affatto banale e può essere fonte di apprensione e persino di angoscia nel bambino.

L’ANGOSCIA DELLA SEPARAZIONE
Il periodo del rientro ha un gusto molto particolare per i più piccini, che iniziano la scuola: a quattro o cinque anni, infatti, questa è un’esperienza in gran parte ignota, e l’ansia può essere ancora maggiore. Può rivelarsi una prova complessa per i bambini che non hanno frequentato l’asilo nido, né sperimentato la vita in comunità prima di allora. Generalmente, gli insegnanti delle classi dei più piccoli sono preparati alle loro difficoltà al momento di separarsi dai genitori per entrare in un mondo sconosciuto.

RIDURRE LA PARTE DI IGNOTO
Per accompagnare bene i propri figli, si consiglia ai genitori di mostrar loro la futura scuola andando a visitarne il portico di ingresso prima del rientro, o di percorrere insieme la strada verso la scuola, e di creare a poco a poco delle abitudini collegate alla scolarità. Dare una serie di istruzioni da seguire, spiegando a che cosa servono, che cosa si fa, è utile per ridurre la parte di ignoto. Tutto ciò che permette al bambino di anticipare, proiettarsi e costruire la propria rappresentazione sarà rassicurante. Bisogna anche fare in modo di dare una visione positiva della scuola, un luogo retto da una serie di regole, un posto dove si impara, si cresce, e si incontrano nuovi amici. È importante inoltre non minimizzare le inquietudini dei giovani alunni, con espressioni del tipo “Non è niente”, “Ci sono passati tutti”. Queste frasi fatte non aiutano e possono, al contrario, aumentare i suoi timori di non essere all’altezza.

Scopri di più

Attenzione agli effetti nocivi dei raggi solari!

Il sole emette due tipi di raggi ultravioletti (UV): i raggi UVA e gli UVB. Mentre i raggi UVB si fermano principalmente nell’epidermide, i raggi UVA penetrano direttamente negli strati più profondi della pelle e causano delle trasformazioni nel derma. Le scottature solari sono causate principalmente dai raggi UVB, che provocano delle reazioni epidermiche. La tolleranza ai raggi del sole dipende anche dal colore della pelle: la pelle è composta da pigmenti, o grani di melanina, che proteggono la pelle dai raggi ultravioletti. Le persone con la pelle e i capelli scuri sono dotate di una maggiore concentrazione di melanina rispetto a quelle con la pelle e i capelli chiari, che le rende meno predisposte alle scottature solari.

COME SCEGLIERE E UTILIZZARE GLI SCHERMI SOLARI
I dermatologi consigliano solitamente di applicare sulle aree di pelle scoperte uno schermo solare dotato di un fattore di protezione (FPS) compreso tra 30 e 50. Il fattore di protezione solare, però, indica soltanto la protezione contro i raggi UVB. Gli schermi solari che proteggono anche contro i raggi UVA sono più adatti per una protezione ottimale.

I prodotti solari che offrono questa protezione portano la dicitura “contro UVA e UVB” o “ad ampio spettro”. Si raccomanda di applicare lo schermo solare 20-30 minuti prima di esporsi al sole, affinché la pelle abbia il tempo necessario per assorbire gli ingredienti chimici. Alcune creme contengono degli schermi fisici (biossido di titanio o ossido di zinco) che proteggono la pelle sin dalla loro applicazione.

Le creme solari proteggono la pelle più efficacemente dei gel e dei vaporizzatori. I gel non aderiscono bene alla pelle e quindi resistono meno al sudore e all’acqua. Per quanto riguarda i vaporizzatori, essi si applicano meno uniformemente sulla pelle.

Gli schermi solari vanno utilizzati in quantità sufficiente. Una persona di altezza media applicherà l’equivalente di almeno 30 ml di crema sul corpo e circa 5 ml sul viso.

Scopri di più

Lo sport a tutte le età

Sono sempre più numerosi i pensionati che praticano un’attività sportiva, perché ne ricavano numerosi vantaggi per la salute. Un unico imperativo: prima di riprendere l’allenamento, consultareil medico!

Il passaggio all’età del pensionamento rappresenta spesso un momento privilegiato per un ritrovato impegno sportivo. I pensionati hanno del tempo a loro disposizione e desiderano mantenersi in forma. Ma lo sport si pratica allo stesso modo a 20 e a 65 anni? Per chi si è allenato regolarmente tutta la vita, la risposta è sì. Alle persone che iniziano un’attività fisica solo dopo il pensionamento o che intensificano la pratica sportiva, invece, si raccomanda di effettuare alcuni esami medici.

Con l’invecchiamento, i sistemi muscolare, osseo e cardiovascolare diventano meno efficienti. Possono manifestarsi alcune patologie, come il diabete, l’ipertensione arteriosa, l’osteoporosi, o problemi cardiaci. Bisogna quindi fare dei test per valutare i rischi di una pratica sportiva, in particolare a livello cardiovascolare e articolare. Questi esami possono essere effettuati presso un medico generalista. Tuttavia, se il paziente ha delle domande più precise sulla maniera più adatta di praticare il proprio sport o di allenarsi, può essere utile rivolgersi a un medico sportivo. Quest’ultimo è anche in grado di aiutare il paziente a stabilire degli obiettivi realisti a lungo termine.

Scopri di più