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Associazione salute – il diabete

Quest’anno, l’Organizzazione mondiale della sanità ha dedicato la giornata mondiale della salute, il 7 aprile scorso, al diabete, perché l’epidemia progredisce rapidamente in numerosi paesi. Entro il 2030, questa malattia potrebbe rappresentare, secondo alcune previsioni, la settima causa di morte al mondo. Globalmente, nel 2012, il diabete ha causato un milione e mezzo di decessi. E in Svizzera, interessa circa 500.000 persone.

Si distinguono due tipi principali di diabete. Le persone colpite da diabete di tipo 1 non producono insulina, e sono costrette a ricorrere ad iniezioni di insulina per tutta la vita. Nel caso di un diabete di tipo 2, l’insulina è prodotta in quantità insufficiente, oppure l’organismo la utilizza male. Quest’ultimo tipo di diabete è direttamente influenzato dal nostro stile di vita e interessa circa il 90% delle persone con questa malattia.

Diabetesvizzera, l’associazione dedicata ai pazienti diabetici, è a sua volta strutturata in associazioni regionali molto attive che mettono a disposizione del pubblico numerose informazioni pratiche, nonché un test che permette di misurare il proprio rischio di sviluppare un diabete di tipo 2.

Indice di massa corporea o girovita?

Tra i principali indicatori che permettono di valutare il rischio di diabete, si utilizza spesso l’indice di massa corporea (IMC o body mass index, BMI, in inglese). Negli ultimi anni, ci si è accorti che il girovita è una misura predittiva più affidabile, perché la morfologia del corpo è un elemento determinante.

L’IMC si calcola nel modo seguente: IMC=peso (in kg)/(altezza [in m] x altezza [in m]). Per esempio, una persona che pesa 85 kg ed è alta 1,80 m avrà un IMC di 85/(1,80×1,80)=26,2, un valore che indica la presenza di un leggero sovrappeso.

Il calcolo dell’IMC è adatto per gli adulti, ma non è idoneo per le donne incinte o in allattamento, i malati gravi e le persone con massa muscolare fortemente sviluppata.

 

Il diabete e i piedi

I diabetici lo sanno bene: la cura dei piedi richiede tutta la loro attenzione. In effetti, il diabete può provocare lesioni a livello delle estremità inferiori. Si distinguono due cause principali: le lesioni nervose (neuropatia) e le lesioni arteriose (arteriopatia obliterante degli arti inferiori).

Se colpiscono i piedi, i seguenti sintomi sono segnali di allarme di cui bisogna immediatamente informare il proprio medico curante:

  • pelle secca e screpolata
  • dolori durante la marcia
  • calli e duroni
  • dolori notturni a riposo
  • cambiamenti della pelle e delle unghie
  • punti di pressione

Il medico controllerà il sistema nervoso e la circolazione delle gambe, e in particolare dei piedi.

Tratterà, per esempio, i fattori di rischio dell’arteriosclerosi e dell’arteriopatia obliterante degli arti inferiori, un tasso di colesterolo elevato o dell’ipertensione, e proporrà dei cambiamenti del comportamento alimentare.

Prenderà delle misure per migliorare la circolazione dei piedi. Ad esempio, potrà suggerire frequenti camminate e prescrivere degli antiaggreganti piastrinici. Potrebbe anche rivelarsi necessaria un’operazione chirurgica, o l’impianto di stent o di protesi vascolari.

Il medico potrebbe anche proporre delle solette o scarpe ortopediche per evitare punti di pressione sotto i piedi, e illustrerà al paziente come prendersi cura delle estremità inferiori.

Oltre al diabete, altri fattori di rischio favoriscono l’arteriosclerosi e quindi anche le lesioni arteriose degli arti inferiori: il tabagismo, un tasso di colesterolo elevato, l’ipertensione e la mancanza di attività fisica.

L’arteriopatia obliterante degli arti inferiori è una malattia che può progredire nel tempo e  si distinguono quattro stadi. Dal secondo stadio in poi, i diabetici sono molto esposti al rischio di amputazione:

  • Primo stadio: le alterazioni a livello delle arterie non provocano alcun sintomo.
  • Secondo stadio: dopo aver percorso una certa distanza, si risentono dei dolori alle gambe, soprattutto a livello dei polpacci, che scompaiono dopo una breve pausa.
  • Terzo stadio: i dolori si manifestano anche a riposo, in particolare la notte, quando le gambe sono sollevate.
  • Quarto stadio: si formano spontaneamente delle piaghe a livello dei piedi che non cicatrizzano più. Inoltre, le infezioni sono frequenti.

Il sonno influenza il rischio di diabete

Il sonno è un bisogno vitale, ancestrale e primitivo. Si ritiene che una persona necessiti di circa sette o otto ore di sonno per notte… Eppure dormiamo sempre meno. Quali sono le cause e le conseguenze di ciò? È possibile stabilire un nesso tra sonno e diabete?

Perché si dorme meno?

Nonostante l’importanza primordiale del sonno, pare che durante la seconda metà del XX secolo, la durata media del sonno sia diminuita di circa due ore per notte. Questo cambiamento sarebbe dovuto in gran parte allo stile di vita, al carico di lavoro (in particolare i turni di guardia notturni e gli orari irregolari), alle attività culturali e sociali e all’accesso alle nuove tecnologie (computer, televisione, video, telefono, ecc.). Il sonno è sempre più considerato come tempo perso… Invece, è indispensabile per ristorare le funzioni del corpo umano.

Piccole notti e grandi conseguenze…

Si constatano diverse conseguenze dovute alla privazione di sonno: un aumento della mortalità e la frequenza sempre maggiore di alcune malattie, come l’ipertensione arteriosa, il diabete di tipo 2, la depressione, l’obesità e il cancro. Si riscontra inoltre un numero maggiore di incidenti stradali e di errori professionali, nonché un peggioramento della qualità di vita e della produttività.

La struttura del sonno

Il sonno è composto da due fasi: il sonno lento e il sonno paradossale. Il primo ha la funzione di ristorare e riposare il sistema nervoso centrale (di cui fa parte il cervello). Nel corso del sonno paradossale, si osservano movimenti rapidi degli occhi e movimenti muscolari (è proprio durante il sonno paradossale che sogniamo). Entrambi i tipi di sonno svolgono un ruolo importante per la memoria. L’alterazione del sonno predispone a disturbi cognitivi e problemi dell’attenzione (in particolare nel bambino).

Orologi interni

In un ciclo di ventiquattr’ore, le fasi di sonno-veglia sono alternate e regolate da orologi interni. Questi orologi sono sincronizzati grazie a elementi esterni, come la luce del giorno, gli orari dei pasti e di lavoro, e l’attività fisica. Il corpo è ritmato principalmente dalla luce del giorno. Essa influenza direttamente il sonno, la temperatura corporea, l’attività fisica, il comportamento alimentare e la secrezione di ormoni.

Il legame tra diabete e sonno

Alcuni studi hanno dimostrato che il diabete è più frequente nelle persone che dormono meno di 5-6 ore o più di 8-9 ore, che hanno difficoltà ad addormentarsi o che si svegliano spesso nel corso della notte. Sembra che notti troppo brevi o troppo lunghe aumentino anche il rischio di sovrappeso e di obesità.

Un ritorno alle origini…

Per concludere, il rischio di diabete e quello di sovrappeso sono direttamente influenzati dal sonno. Per questo motivo, bisognerebbe cercare di ritrovare un ritmo più naturale: 7-8 ore di sonno per notte (preferibilmente seguendo il ritmo della luce solare), un’attività fisica regolare e pasti a ore fisse.

Peraltro, se soffrite di diabete di tipo 2 e avete l’impressione che il vostro sonno sia disturbato (risvegli frequenti, difficoltà ad addormentarvi, apnee notturne), dovreste parlarne con il vostro medico, che vi saprà consigliare delle misure supplementari.