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I sei tipi di disturbo ossessivo-compulsivo più comuni

Il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC o OCD in inglese) è una patologia psichiatrica che si manifesta generalmente nel corso dell’adolescenza. Questo tipo di disturbo è caratterizzato innanzitutto da un’ossessione, fonte di angoscia, malessere o disgusto, che la persona non riesce a togliersi dalla mente. Queste ossessioni sono accompagnate da compulsioni, spesso sotto forma di rituali, che possono durare anche diverse ore e che sono molto invalidanti. Ecco i tipi di disturbo-ossessivo compulsivo più comuni. 

L’OSSESSIONE DA CONTAMINAZIONE
La persona che soffre di questo disturbo ossessivo è eccessivamente preoccupata e persino disgustata dalle secrezioni corporee di qualsiasi tipo, dai prodotti tossici, contaminanti ambientali, insetti, microbi… L’ossessione può manifestarsi spontaneamente o alla vista di uno stimolo esterno. Il contatto fisico con l’agente contaminante è accompagnato da rituali di lavaggio eccessivi. La persona si laverà molto spesso (docce molto lunghe, numerosi lavaggi delle mani…) per timore di essere contaminata o sporcata, e farà lo stesso con la sua casa.

LE OSSESSIONI DA DUBBIO O ERRORE
Le persone che soffrono di questo disturbo temono costantemente di avere dimenticato di fare qualcosa e/o di averlo fatto male. La compulsione si esprime con la verifica sistematica ed eccessiva. Le ossessioni da dubbio sono spesso accompagnate da rituali di verifica più o meno vincolanti, effettuati secondo delle modalità ben precise. Il paziente verifica, per esempio, cinque volte di aver chiuso la porta e può ricominciare questo rituale molte volte, in caso di forte angoscia. Può anche manifestarsi con il fatto di rileggere una decina di volte un testo per verificare che non contenga errori.

L’OSSESSIONE DA SFORTUNA E SUPERSTIZIONE
Le persone che soffrono di questo DOC sono ossessionate dal timore di portare sfortuna o che accada una disgrazia. Per le persone che ne soffrono, il fatto di evocare un numero, o di essere in presenza di un colore o di un segno particolari avrebbe la capacità di provocare una catastrofe. Queste ossessioni hanno spesso un carattere religioso o perlomeno spirituale: paura della bestemmia, del sacrilegio, ossessione di ciò che è bene o male. Le ossessioni di sfortuna e superstizione sono spesso accompagnate da rituali scongiuratori che possono prendere la forma della ripetizione di un gesto (per esempio, toccare un oggetto un certo numero di volte) o di una parola, o di aritmomania (contare mentalmente in maniera compulsiva).

L’OSSESSIONE DA SIMMETRIA ED ESATTEZZA
Le persone che soffrono di questo disturbo sono ossessionate dalla simmetria e dall’ordine. Queste ossessioni sono caratterizzate da rituali di sistemazione e verifica: ogni oggetto deve avere un posto ben preciso, le cose devono essere perfettamente simmetriche, ecc. La persona che ne soffre può trascorrere molto tempo a trovare la sistemazione perfetta. Un oggetto che non si trovi al “suo” posto può generare un’angoscia fortissima e pensieri insensati, come “se quest’oggetto non è al suo posto, qualcuno avrà un incidente”. Il bisogno di simmetria ed esattezza può anche essere accompagnato da comportamenti di evitamento, come il fatto di non muovere alcuni oggetti o di non utilizzare mai alcune cose.

I DISTURBI DA ACCUMULO E COLLEZIONISMO
Il DOC da accumulo e collezionismo si esprime con la paura di gettare un oggetto, e con il fatto di raccogliere e ammassare o collezionare oggetti e documenti inutili, provando una grande difficoltà a sbarazzarsene. Questo può concernere un’unica categoria di oggetti o, indifferentemente, qualsiasi tipo di oggetto. Queste persone possono, per esempio, conservare pile e pile di cataloghi pubblicitari e giornali, collezionare numerosi oggetti inutili e persino vivere in mezzo alla spazzatura. Il fatto di doversi separare da questi oggetti crea un’angoscia molto intensa.

LE OSSESSIONI AGGRESSIVE
Le ossessioni aggressive si esprimono attraverso numerosi pensieri aggressivi e violenti, una paura esagerata di fare del male a se stessi o agli altri, di lasciarsi sfuggire degli insulti, di dire o fare cose imbarazzanti, di avere reazioni aggressive o di essere responsabili di qualcosa di orribile. Queste ossessioni sono perlopiù accompagnate da comportamenti di evitamento: la persona evita per esempio di guidare la macchina (paura di investire qualcuno) o di tenere in mano un coltello (paura di avere voglia di ammazzare qualcuno o di farsi male). Questo disturbo può anche tradursi nella ripetizione di parole oscene o rituali di scongiuro. Tra le ossessioni aggressive troviamo anche le ossessioni sessuali: la persona che ne è affetta ha pensieri perversi, pedofili, incestuosi o pensieri che giudica immorali, per esempio pensieri omosessuali non accettati.

Fonte: www.passeportsante.org / Illustrazione: Freepik, Rawpixel.com

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Sole: qual é il vostro fototipo?

Il tipo di pelle influenza la durata raccomandata di esposizione ai raggi solari e il tipo di protezione necessaria. Avete i capelli rossi e gli occhi chiari? Attenzione! La vostra pelle non si difende così bene dai raggi UV come quella della vostra amica bruna con gli occhi scuri. Se questa evidenza fa sorridere, è tuttavia da prendere sul serio al ritorno delle belle giornate di sole.

In dermatologia, le pelli sono classificate in base a sei diversi fototipi. Si tratta di una classificazione teorica, a causa delle numerose variazioni possibili, ma che permette di farsi un’idea della propria resistenza agli effetti solari. Le scottature possono sempre arrivare, qualunque sia il nostro fototipo.

Se, per la maggior parte dei fototipi, un’esposizione progressiva al sole consente alla pelle di prepararsi al meglio contro gli effetti dei raggi solari, non è così per il fototipo 1 (capelli rossi e occhi verdi). La produzione di melanina in risposta ai raggi UV è scarsa nelle persone con capelli rossi, quindi la pelle passa direttamente dal bianco al rosso. Ricordiamo che la melanina è una molecola presente soprattutto nei capelli e nella pelle, proteggendola dalle aggressioni dei raggi UV. Invece, il fototipo 2 (tipo nordico) ha una scarsa possibilità di ottenere una bella abbronzatura dorata nel corso della stagione estiva. Il tipo caucasico e quello mediterraneo devono proteggersi bene all’inizio della stagione e poi continuare a fare attenzione nelle ore più calde.

Indiani e africani possono trascurare la protezione solare in Svizzera. Per loro, è molto raro il rischio di sviluppare un melanoma (cancro della pelle) dopo un’estate passata sulle spiagge del lago Lemano. Questo rischio, invece, è tre volte più alto per i fototipi chiari. Fate comunque attenzione alle insolazioni e al sole preso in altitudine. Un cappellino non farà male a nessuno.

PATCH E APPLICAZIONI PER ARMARSI CONTRO GLI UV
Le marche di cosmetici competono per reinventare ingegnosamente il modo migliore per proteggersi dalle aggressioni solari. Esiste perfino un patch cutaneo: un piccolo cerotto da attaccare sulla pelle dove può essere lasciato fino a cinque giorni. Esso capta gli UV nel corso della giornata e un’applicazione lo scansiona e vi informa sulla quantità di raggi UV che avete ricevuto, avvisandovi, fra l’altro, del momento in cui occorre rimettere la crema. 

Gli oggetti connessi, i cerotti e altre applicazioni possono essere utili alle famiglie per capire meglio i tempi di esposizione solare e i rischi incorsi. Sono quindi buoni strumenti pedagogici, ma non sono indispensabili. Normalmente, il buon senso dovrebbe bastare.

Diverse applicazioni forniscono l’indice UV per regione geografica. Un modo per rendersi conto che il sole colpisce maggiormente in una zona che in un’altra ma che, in fondo, la regola d’oro rimane la stessa per i fototipi 1, 2, 3 e 4: stare il più possibile all’ombra durante le ore più calde, mettere regolarmente la crema solare con un fattore di protezione di almeno 25, far indossare una maglietta anti-UV ai bambini e portare cappello e occhiali. Ricordiamo che nemmeno una protezione totale può competere con un sole tropicale allo zenit!

Fonte: www.planetesante.ch / Illustrazione: Freepik, Macrovector

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Reazioni allergiche: riconoscere le manifestazioni localizzate

Nella maggior parte dei casi, le manifestazioni dell’allergia si limitano al sito di aggressione dell’allergene (naso, occhi, polmoni, pelle) e non mettono in pericolo la vita dell’individuo; raramente, può accadere però che necessitino di un trattamento importante.

Nelle allergie, il ventaglio di sintomi è vasto e spesso sconcertante, perché tutti gli organi possono essere interessati. Gli allergeni possono penetrare nell’organismo attraverso tre canali o vie: cutanea, respiratoria o digestiva. Le reazioni sono il più delle volte locali. Se sono generalizzate, è necessario rivolgersi a un medico.

Le reazioni locali sono molto variabili e si manifestano con un’intensità diversa da una persona all’altra. Esse possono evolvere nel tempo, verso un miglioramento o, al contrario, verso un peggioramento.

RINITE

Alcuni granuli di polline nell’aria sono sufficienti a scatenare nelle persone predisposte una raffica di starnuti, incontenibili ed esplosivi. Nei casi severi, essi si succedono dieci-trenta volte di seguito e si ripetono, in crisi successive. È evidente che si possa provare uno stato di fatica e di profonda stanchezza al termine di queste mini scosse sismiche.

Gli accessi di starnuti si verificano spesso la mattina e sono associati a prurito nella zona del naso e nella gola, e a naso che cola. Si tratta di una cascata di liquido chiaro, simile ad acqua, che non può essere confuso con un raffreddore virale.

Il naso chiuso e/o che prude furiosamente è anche caratteristico di un raffreddore allergico. L’ostruzione nasale, talvolta ad entrambe le narici, è dovuta al gonfiore della mucosa e alle secrezioni. L’impressione permanente di congestione nasale può essere difficile da sopportare, soprattutto di notte.

LACRIMAZIONE

Il raffreddore da fieno è accompagnato molto spesso da un’infiammazione oculare. Si tratta di una congiuntivite di origine allergica. Gli occhi sono irritati, e si ha l’impressione di avere della sabbia sotto le palpebre. E non è tutto. Il pizzicore intenso e la sensazione di bruciore sono una fonte di prurito insopportabile, seguiti da momenti in cui ci si strofina attivamente gli occhi. Di colpo, le palpebre iniziano a gonfiarsi e il bianco dell’occhio diventa rosso. Per coronare il tutto, gli occhi sembrano costantemente sull’orlo delle lacrime e non sopportano più la luce.

In caso di esposizione cronica a degli allergeni (pelo di animali, polvere di acari, muffe), i sintomi sono meno intensi, ma non meno dolorosi: lacrimazione, occhi arrossati e palpebre incollate al mattino, le ciglia strappate a forza di strofinarsi gli occhi.

ECZEMA

La buccia e la polpa di alcuni frutti o verdure (mela, pera, ciliegia, pesca, pomodoro, carota…), e alcune spezie (paprika, curry…) possono, dal momento in cui le si ingerisce, provocare prurito alla bocca e alla gola.

La pelle eczematosa prude terribilmente. Al tatto, la superficie delle lesioni causate da eczema ricorda il granito. Si formano delle minuscole vesciche, riempite di un liquido chiaro, e il liquido liberato mentre ci si gratta si diffonde sulla superficie della lesione, poi secca, formando delle crosticine. Si noti che le chiazze di eczema recenti sono spesso precedute da prurito. Passato lo stadio acuto, il colore rosso diventa più pallido, il gonfiore della pelle si attenua e la pelle diventa più secca e desquamata.

L’eczema cronico ha un aspetto differente. Infatti conserva delle lesioni antiche, contribuendo a un ispessimento della pelle. È formato da chiazze rossastre che desquamano in maniera costante. Talvolta compaiono delle abrasioni o dei graffi dovuti al fatto che ci si gratta. Infine, le lesioni situate sui palmi delle mani e sulle piante dei piedi possono avere un aspetto screpolato. Queste screpolature provocano fastidio e dolori notevoli.

Nei bambini, soprattutto i più piccoli, l’aspetto dell’eczema è variabile. Le placche rosse possono essere ricoperte da vescichette o da croste che possono essere secche o purulente. In tutti i casi, provocano prurito, tranne nei bambini di meno di sei mesi. Nel lattante, le lesioni eczematose si concentrano soprattutto sul viso: guance, fronte e mento. Dopo i due anni, e talvolta prima, esse tendono a migrare nell’incavo dei gomiti, dietro le ginocchia, sul collo del piede, intorno al collo, o alla bocca e sulle mani. Come nell’adulto, il fatto di grattarsi intensamente provoca un ispessimento della pelle.

ORTICARIA

I sintomi dell’orticaria sono facilmente riconoscibili: eruzioni in rilievo, identiche a quelle provocate dall’ortica. Queste lesioni superficiali cominciano con un leggero gonfiore della pelle. In alcuni casi, l’orticaria è accompagnata da un gonfiore più profondo, chiamato angioedema. L’orticaria è caratterizzata da minuscoli puntini di colore rosa con un centro bianco, chiamati papule. Le papule hanno una natura transitoria e fugace: compaiono sulla pelle e scompaiono con la stessa rapidità. Esse sono caratterizzate da intenso prurito, che può essere insopportabile. Possono essere molto minuscole o, al contrario, costituire delle chiazze, fino a evocare talvolta una carta geografica. In alcuni casi, l’orticaria può degenerare in reazioni più severe.

DIGESTIONE DIFFICILE

Appena giunti nello stomaco, alcuni cibi possono farci male e causare bruciore, nausea e vomito. Dei sintomi poco specifici che possono evocare anche un’indigestione, un’intolleranza o un’intossicazione alimentare. È quindi utile consultare uno specialista per capire di che cosa si tratta e per avere una diagnosi precisa.

RESPIRAZIONE “FISCHIANTE”

Gli allergeni trasportati dall’aria, come il polline o il pelo del gatto, sono in grado di penetrare profondamente nell’organismo. Quando i bronchi di una persona predisposta entrano in contatto con queste sostanze, essi si chiudono come una molla di fronte all’intruso: è il broncospasmo o asma. A causa di questa ostruzione, l’aria ha tendenza a restare bloccata all’interno. 

Da qui la necessità di fare uno sforzo per espellere l’aria. Questo fastidio respiratorio genera affanno e può esprimersi in un fischio prodotto al passaggio dell’aria attraverso i bronchi ristretti. Tuttavia, il primo sintomo dell’asma, prima del fischio, è a volte una tosse secca.

SEGNI DI ALLARME IN CASO DI ALLERGIE RESPIRATORIE

Quali sono i segni di una crisi severa che necessita di un trattamento d’urgenza? La persona non riesce a restare sdraiata e ha la sensazione di soffocare; la respirazione diventa sempre più difficile, provocando sudori, accelerazione del ritmo cardiaco e una grande ansia. Le dita e le labbra possono diventare cianotiche e acquisire un colorito violaceo, per via della riduzione della quantità di ossigeno nel sangue. L’asma può anche manifestarsi con un affanno permanente al quale si aggiungono delle crisi.

Fonte: www.planetesante.ch / Illustrazione: Freepik, macrovector

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Mens sana in corpore sano: ecco la chiave per invecchiare meglio

Anche se invecchiare è inevitabile, possiamo farlo preservando al meglio il corpo e il cervello. Dell’attività fisica, un’alimentazione idonea e buone relazioni sociali: ecco la ricetta per una vecchiaia piacevole. Ognuno di noi subisce ineluttabilmente gli effetti del tempo. Dopo i 65 anni, le nostre funzioni vitali hannotendenza a indebolirsi, e corriamo un rischio maggiore di sviluppare diverse malattie che possono colpire organi e tessuti. Eppure, anche senza la pillola della longevità, possiamo agire per restare in forma il più a lungo possibile.

FARE REGOLARMENTE DELL’ATTIVITÀ FISICA E MANGIARE IN QUANTITÀ SUFFICIENTE

L’attività fisica, si sa, è buona per la salute. Se l’ideale è muoversi a sufficienza sin da giovani, non è mai troppo tardi per cominciare. I vantaggisono molteplici: meno rischi di artrosi e osteoporosi, compensazione della perdita di massa muscolare, un miglior equilibrio (quindi meno cadute), e anche una riduzione delle malattie cardiovascolari e un rafforzamento del sistema immunitario.

La seconda astuzia per invecchiare meglio consiste nel mangiare bene e in quantità sufficiente! La malnutrizione dei senior è effettivamente un problema frequente, soprattutto tra i più vulnerabili. Questa mancanza di cibo mina l’energia di individui già fragili. Per evitare questo indebolimento, bisogna fare attenzione ad avere un buon apporto calorico, favorendo le materie grasse. Si raccomanda di arricchire i piatti con olio o burro, e mangiare formaggio e uova. Chi manca di appetito può frazionare i pasti e mangiare piccole quantità lungo tutta la giornata.

Gli anziani sono inoltre esposti a un rischio maggiore di disidratazione; bere almeno 1,5 litri d’acqua al giorno è quindi indispensabile. Per quanto riguarda l’alcool, la moderazione è d’obbligo, anche se numerosistudi hanno riscontrato un miglioramento della speranza di vita nelle persone che bevono un bicchiere di vino rosso al giorno, perché contiene degli antiossidanti e stimola l’appetito.

STIMOLARE I NEURONI

Con il tempo, alcune prestazioni cognitive hanno tendenza a declinare. La velocità con cui sono trattate le informazioni rallenta, la capacità di attenzione diminuisce e i ricordi diventano vaghi. “Spremere le meningi” permette di frenare questo declino cognitivo, qualsiasi sia il modo di farlo. Secondo i propri gusti, si può leggere, fare le parole crociate, giocare a scarabeo o agli scacchi, andare al cinema o assistere a delle conferenze. Un’attività intellettuale intensa dà un senso alla vita e permette di lottare contro la routine, che è la vera “killer” di neuroni. Inoltre, è stato provato che queste attività ritardano lo sviluppo della malattia di Alzheimer.

È quindi benefico continuare ad acquisire nuove conoscenze e competenze. Contrariamente a quello che credono alcuni, si può imparare a qualsiasi età. Le capacità di apprendimento dei senior non sono influenzate dal declino cognitivo. Il ritorno agli studi, per esempio, è una sfida che ridà gusto alla vita di tutti i giorni. È dalla consapevolezza di questo desiderio che sono nate le università della terza età, che offrono ai senior un ambito adatto per ricominciare a studiare.

LA FORZA DELL’ENTOURAGE

Le relazioni sociali svolgono un ruolocruciale nel mantenere la salute fisica, intellettuale e mentale. Numerosi studi hanno messo in evidenza l’impatto della solitudine sulla salute. Tutti concludono che l’isolamento sociale aumenta la morbilità. Al contrario, le relazioni sociali incitano a uscire di casa, a nutrirsi bene e a fare dell’attività fisica. Insomma, a continuare a fare le proprie attività preferite e a comunicare con gli altri.

Anche se sembra banale ricordarlo, la presenza di persone care, che si tratti di amici o membri della famiglia, è quindi molto benefica. Occuparsi dei nipotini, per esempio, è un’ottima maniera di restare attivi, facendo approfittare le nuove generazioni della propria esperienza. Se la famiglia è lontana, club e associazioni permettono di incontrare persone con cui condividere dei centri di interesse. Gli esseri umani appartengono a una specie estremamente sociale, che ha bisogno di comunicare durante tutta la vita. Mantenere una rete di relazioni è particolarmente importante per le persone anziane, a cui offre una nuova fiducia in se stessi e permette di (ri)trovare un ruolo nella società.Fonte: www.planetesante.ch / Illustrazione: Freepik

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È possibile vincere le fobie grazie all’ipnosi?

Paura dei ragni o dei serpenti, claustrofobia, ansia all’idea di prendere l’aereo o l’ascensore, panico dell’acqua, fobia della scuola, agorafobia… Le fobie possono essere particolarmente invalidanti per le persone che ne soffrono. L’ipnosi può aiutarci ad eliminarle in qualche seduta.

Una fobia è una paura smisurata e irrazionale di un oggetto o di una situazione precisa. Può essere legata a dei traumi e delle paure (paura di essere soffocati, dell’abbandono, dei grandi spazi). L’ipnosi può aiutare a guarire da queste fobie. Il paziente è posto in uno stato di coscienza aumentata. Non lo si addormenta: al contrario, lo si sveglia, e partecipa attivamente. Al di là del conscio e dell’inconscio, vi è la coscienza, il nostro Io più vasto, che contiene tutte le informazioni del nostro essere al mondo. È la coscienza che dà gli ordini all’inconscio.

In stato di coscienza aumentata, il paziente ha accesso a tutte le sue informazioni, anche quelle che possono scatenare dei comportamenti inadatti. In questo modo, è la persona stessa, guidata dal terapeuta e aiutata da simboli e visualizzazione, che potrà curare le ferite all’origine del suo malessere, guarire dalle sue fobie, o modificare alcuni comportamenti (dipendenza dal tabacco, compulsioni alimentari… ).

Nel corso della seduta di ipnosi, si cerca di identificare inoltre i benefici secondari di questa fobia, i “vantaggi” che la persona avrebbe nel conservarla. Si tratta di andare a cercare i programmi inutili o le fonti di angoscia e di riprogrammarli in maniera benefica.

Lo scopo dell’ipnosi è di dialogare con l’inconscio del paziente in maniera da togliere i blocchi e ritrovare il proprio benessere. Solitamente, è sufficiente una sola seduta per sbarazzarsi di fobie semplici, e due o tre per eliminare delle fobie legate a eventi traumatici. Dopo, aerei, scuola, ragni, serpenti, ascensori, bagno in mare, piccioni… faranno tutti parte del vostro ambiente naturale, senza stress.

Fonte: www.passeportsante.net

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Cure detox: i nostri consigli

Desiderate fare una cura disintossicante o detox? Ecco alcuni consigli per riuscirci in totale serenità, questo progetto in un momento di piacere.Da un po’ di tempo, la moda delle cure detox fa parlare molto di sé. Questo metodo venuto d’oltre Atlantico è praticato da un numero sempre maggiore di persone in cerca di una sorta di purificazione naturale del corpo. Questo tipo di cura si effettua il più delle volte al cambio di stagione, per preparare l’organismo a un cambiamento d’alimentazione, come accade spesso all’inizio dell’inverno o dell’estate.

CHE COS’È UNA CURA DISINTOSSICANTE?
Sembra che le cure detox abbiano avuto origine in naturopatia, disciplina che ha l’obiettivo di curare in maniera naturale. Così, cominciando con l’eliminare tutto ciò che è nocivo per il nostro organismo, saremmo meno predisposti a momenti di stanchezza e attacchi da virus. I grassi saturi, l’alcool, il tabacco, gli zuccheri raffinati, la caffeina e i conservanti sono quindi banditi dall’alimentazione per tutta la durata della cura. Si tratta di prendere il controllo su quello che mangiamo, preferendo frutta e verdura fresca. Esistono diversi tipi di cure detox, basate su un’alimentazione crudivora e frugivora, come il juicing (cura composta unicamente di succhi, zuppe e smoothie, e della durata di 1-5 giorni), la monodieta (che consiste nel mangiare lo stesso alimento per tre giorni), o una cura di frutta e verdura accompagnata da integratori alimentari a base di erbe. La durata di una cura detox è molto variabile, tra uno e trenta giorni, in funzione degli effetti ricercati e da come ci si sente. Attenzione a non confondere cura e dieta, perché lo scopo della cura detox è di dare sollievo al corpo e non di perdere peso, anche se spesso è quello che accade quando si cambia alimentazione.

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I riflessi giusti contro l’influenza

LAVARSI LE MANI: UN RIFLESSO ESSENZIALE PER EVITARE IL CONTAGIO
Le mani trasportano miliardi di microbi, alcuni dei quali sono patogeni. In ambiente ospedaliero, il loro lavaggio frequente salva tra 5 e 8 milioni di vite ogni anno.

Le mani sono uno dei principali vettori di trasmissione. Esse trasportano i microbi in diversi modi: per contatto diretto (una stretta di mano) o indiretto, toccando un oggetto contaminato (per esempio, un bicchiere, la maniglia di una porta, una banconota, l’asciugamano). Possono inoltre essere il veicolo di autocontaminazioni, quando ci si tocca gli occhi, la bocca o il naso con le mani sporche. I germi patogeni possono essere anche trasmessi direttamente tramite contatti ravvicinati, come i baci. Infine, i microbi possono essere trasmessi dalle goccioline o schizzi di saliva che la persona malata espelle quando parla, starnutisce o tossisce. Queste migliaia di goccioline o vapori restano sospesi nell’aria e possono infettare a distanza.

NIDI DI VIRUS E BATTERI
Quando un malato si soffia il naso o starnutisce, si trova tra le mani diecimila e fino a un milione di virus. Sono cifre approssimative, perché tutto dipende dal tipo di virus, dallo stadio della malattia e dall’età dell’individuo in questione. Nel caso dei rhinovirus (virus responsabili del raffreddore), il carico virale aumenta durante i primi giorni dell’infezione, con un picco tra il secondo e il quarto giorno, dopo la comparsa dei sintomi.

Attenzione, però, il contagio può iniziare uno o due giorni prima. Dopo cinque giorni, invece, non si è più contagiosi. In caso di influenza, le cose sono abbastanza simili: il carico virale è intenso all’inizio della malattia, perché la produzione di anticorpi e le difese immunitarie non sono ancora al massimo. Le persone che non si sono mai fatte vaccinare o che sono state poco esposte a questo genere di virus sono molto più contagiose. È il caso dei bambini molto piccoli, portatori di un carico virale maggiore a causa della loro scarsa esposizione a questi virus e di un sistema immunitario meno maturo.

Ecco perché i bambini, quando starnutiscono, emettono molti più virus. Inoltre, hanno tendenza a dimenticare di mettere le mani davanti alla bocca, e le lavano meno sovente. I microorganismi sopravvivono e si moltiplicano più facilmente se si trovano in un ambiente caldo e umido. Essi preferiscono effettivamente le superfici vive (la pelle e le pieghe del corpo) rispetto a quelle inerti sulle quali si seccano e muoiono rapidamente.

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I vantaggi del termalismo

La talassoterapia consiste nell’uso dell’acqua di mare, e più in generale dell’ambiente marino (alghe, fanghi, sabbia, aria e clima marittimo…), a scopi terapeutici. Rigorosamente sotto controllo medico, è praticata sul litorale in centri specializzati.

La talassoterapia offre un gran numero di vantaggi per la rigenerazione dell’organismo e per rafforzare il sistema immunitario. È inoltre indicata nella prevenzione e nel trattamento di dolori lombari (mal di schiena), fibromialgia, reumatismi degenerativi come l’artrite o l’artrosi, disturbi della circolazione sanguigna, insufficienza cardiaca cronica, ansia, depressione e anche alcune affezioni dermatologiche, come la psoriasi.

TALASSOTERAPIA: UN PO’ DI STORIA…
Le virtù terapeutiche della talassoterapia sono note sin dall’antichità: gli Egizi, i Greci e i Romani utilizzavano già l’acqua di mare per il bagno o per affusione (azione di versare dell’acqua su una parte del corpo) e il fango marino per fomentazione (applicazione esterna di medicazioni calde, cioè i fomenti) per curare le malattie. Alcuni secoli più tardi, nel 1865, il termine “talassoterapia” (thalassothérapie) nasce in Francia grazie al Dr. Joseph La Bonnardière che ebbe l’idea di unire due parole greche per diffondere i benefici dell’acqua di mare: thalassa, che significa mare, e therapeia, cioè cura o terapia.

I BENEFICI DELL’ACQUA DI MARE PER LA SALUTE
La talassoterapia si basa principalmente sull’uso dell’acqua di mare per rigenerare l’organismo e curare alcune affezioni croniche. L’acqua di mare contiene numerosi sali minerali essenziali per l’organismo, come il cloruro di sodio (27 g per litro), il potassio, il magnesio e il calcio.

Le ricerche condotte alla fine dell’Ottocento dal biologo francese René Quinton hanno dimostrato che la composizione dell’acqua di mare è sorprendentemente simile a quella dei liquidi del corpo umano, in particolare del plasma sanguigno e del liquido interstiziale, chiamato anche liquido extra-cellulare, nel quale sono immerse tutte le cellule dell’organismo. In altre parole, l’acqua di mare e alcuni elementi caratteristici dell’ambiente marino (alghe, fanghi, sabbia, aria…) sono benefici per la salute perché forniscono oligoelementi, minerali e vitamine indispensabili per il buon funzionamento dell’organismo.

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Curare la depressione stagionale

Regolarmente, alla fine dell’autunno, alcune persone soffrono di sintomi depressivi. Un male che può essere curato. Gli alberi hanno quasi perduto tutte le loro foglie, il cielo diventa sempre più grigio, e la luminosità diminuisce assieme alle vostre riserve di cioccolato… Per caso soffrite di depressione stagionale (o disturbo affettivo stagionale)? Questo problema non è un mito. Questa forma specifica di depressione è abbastanza frequente, visto che interessa il 2-3% della popolazione. Circa un altro 10% della popolazione presenta gli stessi sintomi, ma più leggeri. E le donne sono più colpite degli uomini, sebbene non se ne conosca la ragione precisa.

LE BASI DELLA FOTOTERAPIA
I nostri occhi posseggono delle cellule specializzate per riconoscere le variazioni di luminosità. Si tratta delle cellule gangliari (o multipolari) che sono localizzate nella retina. Dopo il tramonto, queste cellule rilevano la riduzione di luminosità e trasmettono questa informazione alla ghiandola pineale (o epifisi) nel cervello. Questa ghiandola induce la secrezione di melatonina e prepara il nostro corpo per il riposo notturno. In autunno e inverno, quando la luminosità esteriore si riduce, può accadere che le cellule gangliari non si rendano conto che il sole è sorto. Quindi, il tasso di melatonina nel sangue rimane anormalmente elevato, e questo spiega la sensazione di fatica inabituale. La fototerapia (o luminoterapia), attraverso l’esposizione dell’occhio a una luce simile a quella del sole, ma senza raggi infrarossi e ultravioletti, permette di compensare l’assenza di luminosità e di bloccare la produzione di melatonina. Attraverso la stimolazione diretta delle cellule oculari, la fototerapia permette, in una certa maniera, di mitigare la disregolazione del nostro orologio interno e di limitare i sintomi della depressione stagionale. In effetti, come si può leggere nella Revue médicale suisse (rivista medica svizzera in lingua francese), la melatonina può anche avere un effetto sull’umore e sui circuiti serotoninergici che sono implicati nella depressione.

La depressione stagionale si traduce in un umore depressivo, tristezza, riduzione di energia, assenza di piacere nelle attività di tutti i giorni, difficoltà di concentrazione, e una forte ansia. Tuttavia, due sintomi tipici distinguono la depressione invernale dalle forme più classiche. Le persone interessate tendono a mangiare di più e in maniera compulsiva, con delle voglie irrefrenabili di cibi ricchi di zuccheri. Infatti, nel 70-80% dei casi, questi comportamenti inducono un aumento di peso. Inoltre, il bisogno di dormire aumenta significativamente durante questo periodo dell’anno.

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Cinque esercizi di meditazione facili ed efficaci

Esistono moltissime tecniche di meditazione, ma tutte hanno lo scopo di conoscersi meglio, e mettere la mente a riposo, semplicemente riconnettendosi con il momento presente, senzagiudicare, e accogliendo tutti i pensieri e tutte le sensazioni ed emozioni che arrivano. Ecco cinque esercizi di meditazione che potrete provare per trovare quello che fa meglio al caso vostro.

ESERCIZIO N° 1: CONCENTRARSI SULLA RESPIRAZIONE
Mettetevi in posizione, seduti/e o sdraiati/e, e chiudete gli occhi. Respirate in maniera calma e profonda e concentratevi soltanto sulla respirazione. Prestate attenzione all’inspirazione e all’espirazione. All’aria che passa attraverso le narici, che entra nei polmoni, i movimenti dell’addome  … Se un pensiero vi distrae, non lo cacciate via: accoglietelo, ma riportate subito la concentrazione sulla vostra respirazione. Questo esercizio in apparenza semplicissimo può essere difficile all’inizio, perché i pensieri avranno tendenza a vagabondare in continuazione. Perseverate, e riportate sempre la concentrazione sulla respirazione. Più spesso praticherete, più otterrete dei risultati. Per facilitarvi il compito, potete contare: 1 inspiro, 1 espiro, 2 inspiro, 2 espiro, e così via fino a 10. Se vi perdete nei pensieri, ricominciate da 1. Iniziate a praticare questo esercizio per qualche minuto; in seguito potrete prolungarlo, quando riuscirete a concentrarvi più facilmente.

ESERCIZIO N° 2: PRENDERE COSCIENZA DEL PROPRIO CORPO
Questo esercizio consiste nel portare l’attenzione sulle diverse parti del corpo. Mettetevi comodi/e e chiudete gli occhi. Respirate in maniera calma e tranquilla, ispirando con il naso e espirando lentamente dalla bocca. Portate l’attenzione sulle diverse parti del corpo: prima la testa, poi il cranio, le orecchie, il naso, gli occhi, le labbra. Poi il collo, l’interno della gola, le spalle, la schiena e così via, fino alla punta delle dita dei piedi. Insomma, fate una “scansione” del vostro corpo, ascoltando tutte le sensazioni: un dolore nella schiena, l’aria che entra nei polmoni, gli organi al lavoro, una sensazione di disagio  … Fate delle sessioni di 5-10 minuti per cominciare, poi prolungatele.

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