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L’obesità potrebbe colpire il 20% della popolazione nel 2025

Uno studio pubblicato di recente nella famosa rivista The Lancet suona il campanello d’allarme: se non si fa nulla per frenare la progressione dell’obesità nel mondo, questo vero e proprio flagello potrebbe colpire il 18% degli uomini e il 21% delle donne nel 2025.

In Svizzera, secondo le cifre pubblicate nel 2012 dall’Ufficio federale di statistica, circa il 30% della popolazione di più di 15 anni è in sovrappeso e il 10% è obeso. In vent’anni la proporzione di persone obese è pressoché raddoppiata, passando dal 6 all’11% per gli uomini e dal 5 al 9% per le donne. È più alta tra gli anziani che i giovani, ma la fascia di età dei 15-24 anni è particolarmente interessata da questa tendenza. Certo, l’obesità risulta in particolare da una combinazione di cattive abitudini alimentari e mancanza di attività fisica, ma il problema supera di molto la sola responsabilità individuale. L’obesità oggi è un problema di salute pubblica che preoccupa tutti i paesi occidentalizzati per via del suo ruolo determinante nello sviluppo di alcune malattie croniche e l’influenza sul tasso di mortalità.

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Ricomincia la scuola: evitiamo i pidocchi!

I pidocchi sono insetti ematofagi, cioè si nutrono di sangue. Essi infestano soltanto l’uomo, e la loro trasmissione è quindi esclusivamente interumana.

SI DISTINGUONO TRE TIPI DI PIDOCCHI:
– I pidocchi del corpo (pediculus humanus corporis): vivono nelle cuciture e nelle pieghe dei vestiti. Provocano un violento prurito e quindi causano lesioni cutanee. Si osservano soltanto su persone con condizioni igieniche precarie (per esempio, le persone senza dimora fissa).

– Le piattole (phtirius pubis): si aggrappano ai peli pubici e sono tra-smesse il più delle volte durante i rapporti sessuali, solitamente negli adolescenti e giovani adulti. Anche in questo caso, il sintomo principale è il prurito.

– I pidocchi del capo (pediculis humanus capitis): la femmina si trova a livello del cuoio capelluto e deposita delle uova (lendini) che si fissano alla base del capello dove si sviluppano. Il ciclo di gestazione dei pidocchi è di 21 giorni e ogni femmina deposita 7-10 lendini al giorno. Essi si diffondono per contatto diretto da testa a testa, che i capelli siano puliti o sporchi, ma non possono saltare. Temono la luce e l’acqua e muoiono in 48 ore se sono lontani dal cuoio capelluto. Misurano circa 3-4 mm. Grattarsi per alleviare il prurito provoca lesioni cutanee sul cuoio capelluto, le tempie e la nuca. Benché il pidocchio si nutra di sangue, non trasmette malattie.

Dedichiamo il seguito di questo articolo ai pidocchi del capo, molto temuti dai bambini (e soprattutto dai loro genitori)!

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Come preparare la pelle per il sole?

Molte persone si stanno preparando a prendere il largo, tra un paio di settimane, verso orizzonti più soleggiati. Ma come preparare la pelle per evitare le scottature? Facciamo il punto su qualche credenza largamente diffusa.

Le sedute di UV-A sono utili per prevenire l’insolazione?
Innanzitutto, bisogna sapere che, nella cabina solarium, non ci si abbronza veramente, perché gli UV-B, responsabili dell’abbronzatura, rappresentano solo il 5% dei raggi emessi dalle lampade abbronzanti (contro il 95% di UV-A). L’effetto cosiddetto abbronzante delle cabine solarium è falso: si tratta in realtà di una semplice foto-ossidazione della melanina e non di melanogenesi, come avviene con i raggi UV-B del sole. Le onde UV-A sono soprattutto all’origine del “fenomeno di Meirowsky”, una colorazione grigio-marrone visibile immediatamente dopo una lunga esposizione e molto transitoria. Ecco perché bisogna ripetere le sedute per mantenere l’effetto. L’abbronzatura offerta dalle cabine solarium garantisce una protezione poco efficace contro le insolazioni: essa equivale a un fattore di protezione 2, cioè una protezione molto bassa. Se solitamente basta un’esposizione di dieci minuti senza protezione per prendersi una scottatura, un indice di protezione 2 permette di essere protetti per una ventina di minuti (cioè 2 x 10 minuti).

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Cosa fare se ci si ammala in vacanza?

Febbre, punture, diarrea, eruzioni di pustole… Oltre a rovinarci le vacanze, questi disturbi possono talvolta rivelare un problema di salute potenzialmente grave, che richiede una consultazione medica d’urgenza. Come reagire e, soprattutto, quando preoccuparsi?

Febbre
La febbre può certamente essere causata da un’affezione benigna, ma può anche essere la manifestazione di una malattia grave, come la malaria. Deve quindi essere sempre presa sul serio ed essere oggetto di una consultazione medica, soprattutto in presenza di sintomi specifici: peggioramento dello stato generale, grande debolezza, mal di testa intenso con nausea o vomito, dolore alla nuca, disturbi neurologici (ipersensibilità ai rumori o alla luce, paralisi o perdita locale di sensazioni fisiche), confusione, sonnolenza, difficoltà a respirare o affanno, sanguinamento nel cavo orale o a livello dei genitali, comparsa di macchie scure sulla pelle, ma anche in caso di dolori addominali, diarrea, linfonodi gonfi o dolorosi, itterizia e lesioni cutanee. Se non si osservano segni particolari e ci si trova in regioni in cui non si registrano casi di malaria, ci si può curare da soli. Attenzione, però, all’evoluzione della febbre! In caso di comparsa di uno o più sintomi tra quelli succitati, consultate immediatamente un medico.

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Allergie stagionali: dal polline al naso che cola

Con l’arrivo delle belle giornate, ritornano le allergie stagionali e il raffreddore da fieno. Come si scatenano queste reazioni talvolta così spiacevoli? Cerchiamo di capire le tre ragioni principali.

1. L’atopia: una predisposizione
Tre svizzeri su dieci sono definiti “atopici”, cioè hanno una predisposizione allo sviluppo di reazioni immunitarie inadatte, come le allergie. Sappiamo che l’atopia ha una componente genetica, ma sembra che anche il modo di vita contemporaneo, che ci espone meno che in passato a determinate infezioni, possa in parte spiegare questo fenomeno.

 2. Le immunoglobuline: un detonatore
Si parla di sensibilizzazione quando il nostro sistema immunitario impara a riconoscere come nociva una sostanza inoffensiva, per esempio un polline. Dopo la sensibilizzazione, un secondo contatto con la stessa sostanza (chiamata allergene) può provocare, in alcune persone, un’allergia. In questo caso, i pollini che respiriamo si legano, nel tessuto bronchiale, alle immunoglobuline E (IgE), elementi del sistema immunitario che riconoscono gli allergeni. Le IgE si trovano sulla superficie di alcuni globuli bianchi e anche sui mastociti: delle cellule che contribuiscono alla nostra immunità.

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Mal di testa o emicrania?

È abbastanza frequente sentire le persone lamentarsi di avere un’emicrania, quando in realtà si tratta di mal di testa. Ecco alcune piste per aiutarvi a distinguere tra queste due forme. Un’emicrania è un mal di testa che si manifesta senza segni precursori, tranne in alcuni casi, in cui è preceduto da un’aura. L’aura è un fenomeno neurologico che può presentarsi in diversi modi. Durante l’intervallo di tempo compreso tra 5 e 60 minuti che precede l’emicrania, il soggetto può manifestare effetti visivi simili a lampi, linee colorate, sdoppiamento visivo, perdita della vista (in un occhio o entrambi gli occhi), formicolii o difficoltà a parlare.

Un’emicrania può durare qualche ora o anche diversi giorni. Inizia con un dolore lancinante o pulsante (sensazione di “battiti del cuore nella testa” o di “martellate”) localizzato su un lato della testa. Questo dolore può essere di
intensità moderata o severa e si amplifica se si esercitano delle attività abituali. L’emicrania è spesso accompagnata da nausea o vomito e da una intolleranza alla luce o al rumore.
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Carenzedi vitamina D: facciamo il punto

Senza di lei, non possiamo vivere. Ma di quanta vitamina D abbiamo bisogno per vivere bene?

Le ossa e i denti

La vitamina D è una molecola che potrebbe essere definita come un ormone, se si considerano i molteplici ruoli che svolge nell’organismo. Ecco perché si pensa (a torto o a ragione) che potrebbe essere coinvolta in diversi modi in numerose patologie. Una cosa è sicura: la vitamina D è indispensabile agli esseri umani per produrre delle ossa e dei denti sani, visto che una delle sue funzioni maggiori è l’assorbimento del calcio e del fosfato. Il nostro organismo garantisce la sintesi di vitamina D a partire dal colesterolo, grazie all’azione principale dei raggi ultravioletti della luce solare. Questo metodo di produzione permette di coprire circa il 90% del fabbisogno umano. Ne distinguiamo diverse forme (vitamina D1, D2, D3, D4 e D5), e i bisogni individuali dipendono dall’altezza e dal peso, dal grado di soleggiamento del luogo di residenza e dalle caratteristiche della pelle. Ma ricordatevi anche di tenere conto delle raccomandazioni preventive riguardo l’esposizione al sole. È una questione di buon senso: esposizioni di breve durata, senza cercare di abbronzare, sono sufficienti per fornirci le quantità di vitamina D di cui abbiamo bisogno.

Allo stesso modo, un’alimentazione sana ed equilibrata è sufficiente per completarel’apporto di vitamina D, in particolare tramite le uova e il pesce grasso (salmone, sardine, sgombro).

Le conseguenze della carenza

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Come prevenire la demenza senile e la malattia di Alzheimer

Con l’invecchiamento della popolazione, il numero di persone affette dalla malattia di Alzheimer continua a crescere. Questa malattia è incurabile: per questo è importante individuare i pazienti a rischio il più rapidamente possibile, per offrire loro una presa in carico migliore. Con uno stile di vita adeguato, però, è possibile ridurre il rischio di sviluppare questa malattia.

Un disturbo delle funzioni cerebrali

Secondo le definizioni internazionali, il termine di demenza indica un complesso di sintomi solitamente dovuti a una malattia cerebrale cronica ed evolutiva che si manifesta tramite l’alterazione di diverse funzioni cognitive, quali l’attenzione, il linguaggio, l’apprendimento e la memoria, le funzioni esecutive e le capacità di percezione e di interazione sociale. I disturbi legati alla demenza ostacolano sul piano privato e/o professionale le attività quotidiane della persona che ne è affetta.

Molteplici forme di demenza, da cause diverse

Sono molti i fattori che possono essere all’origine della demenza. Alcune forme di demenza sono reversibili perché sono parzialmente o completamente guaribili con un trattamento adeguato. Questo è il caso di alcune malattie metaboliche, come l’ipotiroidismo o la carenza di vitamina B12 dove i problemi mentali sono secondari a disturbi di altri organi o apparati. Al contrario, le forme di demenza irreversibili colpiscono direttamente il cervello. La malattia di Alzheimer e la demenza vascolare ne sono l’esempio più frequente. La demenza può anche essere la conseguenza di altre malattie, come la sclerosi multipla, o di lesioni cranio-cerebrali. Esistono inoltre delle forme di demenza miste in cui, per esempio, la demenza vascolare può essere associata alla malattia di Alzheimer.

Come possiamo ridurne i rischi?

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Gli animali domestici influiscono positivamente sulla vostra salute!

I nostri amici animali

Se oltre la metà delle persone possiede un animale domestico è perché gli animali sono grandi amici! Ma a parte il vecchio detto e l’evidente effetto benefico che ci procura il rapporto e l’attaccamento ai nostri animali domestici, alcuni scienziati si sono concentrati sugli effetti positivi sulla salute dei proprietari di animali domestici, e non solo per le persone con problemi fisici o sociali (invalidi, con disturbi alla vista, anziani soli…).

In uno studio recente sono stati intervistati dei proprietari di animali e delle persone che invece non vivevano con animali domestici sulla loro soddisfazione generale, concentrandosi particolarmente sul benessere e la felicità, lo stile di attaccamento e il tipo di personalità. I proprietari di animali hanno spontaneamente dichiarato di essere in media più felici rispetto agli altri. Allo stesso tempo, hanno anche dimostrato di avere una maggiore fiducia in loro stessi e di trovare un senso più grande alla loro esistenza.

Da un punto di vista sociale, la ricerca ha dimostrato che gli animali favoriscono le relazioni. La presenza di un cane, ad esempio, è associata a qualità come la gentilezza, la tolleranza, l’amore per i bambini… Sarebbe quindi un fattore di empatia, con un effetto positivo sull’ambiente dei proprietari. Per esempio, i bambini che posseggono un animale sono responsabilizzati, imparano a  prendersi cura degli altri e sviluppano qualità di attenzione.

Fanno bene al cuore!

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Salute – Rinforzate il vostro sistema immunitario (Part.2)

L‘igiene eccessiva è nociva per la salute

Diversi studi scientifici mettono in relazione un‘igiene troppo scrupolosa e lo sviluppo di alcune malattie. È uno dei paradossi della vita moderna: i progressi della medicina e dell‘igiene hanno causato una forte riduzione della mortalità nei paesi sviluppati, ma alcune patologie sono diventate più frequenti. Questo vale per le allergie, l‘asma e le malattie auto-immuni, come le infiammazioni croniche dell’intestino: tutte patologie legate a uno squilibrio del sistema immunitario. Una delle ipotesi che permette di spiegare questo fenomeno è quella di un eccesso di igiene, che impedisce al sistema immunitario di “regolarsi” in maniera corretta, sopattutto durante l‘infanzia. Un po‘ di flessibilità nella pulizia dei bambini sembra auspicabile, senza peraltro rinunciare ai principi d’igiene elementari.

Diverse osservazioni suggeriscono l’esistenza di un collegamento tra lo sviluppo di allergie o di malattie auto-immuni e lo stile di vita dei paesi sviluppati. Innanzitutto, queste patologie sono decisamente meno diffuse nei paesi poveri; inoltre, esse hanno tendenza ad apparire nelle famiglie di migranti che si trasferiscono in paesi più ricchi. «Uno studio ha mostrato, inoltre, che la prevalenza di allergie nella popolazione della Germania dell’Est, inizialmente bassa, ha raggiunto quella della Germania dell’Ovest in solo pochi anni dopo la riunificazione del paese. Questo cambiamento può essere messo in relazione con il miglioramento delle condizioni di vista nell’Est», riferisce François Spertini, allergologo al Centro ospedaliero universitario del Vaud (CHUV), a Losanna. Come spiegare questo fenomeno? Secondo alcuni scienziati, la causa potrebbe essere la scelta di uno standard elevato di pulizia nelle nostre società. La maggior parte di noi cresce oramai al riparo da virus e altri agenti patogeni, in un ambiente urbano asettico, in cui i contatti con gli animali sono ridotti. Inoltre, lo sviluppo dei vaccini, che ci proteggono contro le infezioni più pericolose, e la diffusione degli antibiotici, che aiutano il nostro corpo a difendersi contro i batteri, concorrono a lasciare il sistema immunitario a riposo. Stimolato in maniera insufficiente durante l’infanzia, un periodo chiave in cui si sviluppano e stabiliscono numerosi meccanismi immunitari, il sistema immunitario funziona in seguito in maniera inadeguata, attaccando il corpo stesso nel caso di malattie autoimmuni; o identificando alcune sostanze anodine come il polline, come pericolose per la salute, nel caso delle allergie.

 

Questa teoria detta “dell‘igiene” è sostenuta da un certo numero di studi scientifici. In particolare, è stato dimostrato che i figli di agricoltori, abituati a muoversi tra il fieno e le mucche sin dai primi anni di vita, soffrono molto meno di allergie rispetto ad altri bambini. La stessa constatazione vale per i bambini nati in famiglie numerose, più esposti ai virus e ai batteri che circolano tra fratelli e sorelle, rispetto ai figli unici, e anche per i bambini che frequentano l‘asilo nido rispetto a quelli che restano a casa. Infine, secondo uno studio recente, i bambini la cui urina contiene un tasso elevato di triclosan, un composto antibatterico utilizzato in diversi prodotti per l‘igiene, soffrono più degli altri di allergie e di raffreddore da fieno. Un uso eccessivo di saponi e deodoranti battericidi potrebbe quindi avere effetti nocivi. I meccanismi esatti che collegano una pulizia eccessiva e le patologie del sistema immunitario rimangono però misteriosi. «Sappiamo che l‘esposizione ad alcuni componenti provenienti da batteri o da virus ha un effetto regolatore sul sistema immunitario e protegge quindi contro l’allergia», spiega François Spertini. È per questo che le persone che hanno contratto l‘epatite A o la tubercolosi sono raramente allergiche. Un‘igiene eccessiva potrebbe anche essere nociva per lo sviluppo della flora intestinale o microbiota gastro-intestinale.

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Oggi sappiamo che i miliardi di batteri che popolano il nostro apparato digerente hanno un ruolo fondamentale per la salute. Le patologie infiammatorie croniche dell’intestino, ad esempio, sembrano essere legate a uno squilibrio del microbiota. Dobbiamo allora rinunciare a lavare con cura i nostri figli, per timore di sregolarne il sistema immunitario? Indubbiamente no, perché questo farebbe correre loro il rischio di sviluppare malattie infettive potenzialmente gravi, senza la garanzia di proteggerli a colpo sicuro contro allergie e malattie auto-immuni. «Si può tuttavia raccomandare ai genitori di essere un po‘ meno pignoli sull‘igiene, lasciando per esempio i bambini gattonare per terra o giocare con gli animali, senza poi pulirli sistematicamente », indica François Spertini. Anche l‘idea di adottare un gatto o un cane in famiglia pare buona: la presenza di un animale ha un effetto protettivo contro le allergie e l‘asma, almeno nei bambini che non hanno predisposizioni genetiche a tali malattie e che non ne soffrono già.

 

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