• Italiano
  • Francese
  • Tedesco


  Contact : 021 802 00 19

All Posts in Category: Scheda

Le malattie respiratorie

Tosse cronica dell’adulto: è meglio consultare un medico

La tosse cronica, cioè una tosse che dura più di otto settimane, fa parte dei motivi di consultazione più frequenti in pneumologia e in medicina di primo ricorso. Le sue cause possono essere molteplici.

Nell’adulto in buona salute, il 90% delle tossi croniche è dovuto a una sindrome che ha origine nelle prime vie aeree (PNDS,gocciolamento retronasale), ad asma o al reflusso gastroesofageo (GERD).

Il gocciolamento retronasale (PNDS), può manifestarsi attraverso una congestione nasale, un gocciolamento visibile sulla parete posteriore della faringe o un gocciolamento nasale. In circa la metà dei casi, la tosse è l’unica manifestazione di questa sindrome.

Asma e reflusso gastroesofageo

L’asma si manifesta solitamente con episodi di difficoltà respiratoria, sibili e tosse secca. Vi è tuttavia una variante dell’asma che si presenta con una tosse cronica, senza altri sintomi associati.

Il reflusso gastroesofageo, invece, è definito come il passaggio dei contenuti gastrici verso l’esofago. Episodi di reflusso possono verificarsi in maniera fisiologica fino a cinquanta volte al giorno, provocando una sensazione di bruciore che parte dallo stomaco e risale fino alla bocca, con rigurgito o tosse cronica.

Altre cause possibili

Scopri di più

Pensieri ossessivi, manie irrefrenabili: e se fosse un disturbo ossessivo-compulsivo?

Vi sentite costretti a lavarvi le mani in continuazione? Dovete verificare sei volte di seguito, non una di meno, che la valvola del gas è chiusa? Forse, soffrite di un disturbo ansioso particolare: il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC).

Si stima che il 2% della popolazione abbia un disturbo ossessivo-compulsivo, cioè 20.000 persone in Svizzera romanda. Messa a punto con il Dott. Roger Zumbrunnen, psichiatra a Ginevra.

a lot of peas

Avere delle manie, verificare una cosa diverse volte di seguito, è molto comune. A partire da quale momento possiamo parlare di DOC?

Possiamo sospettare la presenza di un DOC quando l’attività ossessiva dura più di un’ora al giorno. Per alcuni pazienti, essa può occupare quotidianamente tra otto e dieci ore! L’attività ossessiva è fatta di ossessioni e di compulsioni. La parte “ossessione” della malattia è costituita da pensieri spiacevoli che sorgono senza ragione e sempre sullo stesso tema: la sporcizia, il dubbio, il disgusto, la paura di aggredire qualcuno… Per controllare l’angoscia dovuta ai propri pensieri, la persona effettua degli atti compulsivi, chiamati anche rituali. I rituali più frequenti sono il lavaggio eccessivo delle mani e le verifiche successive. Alcuni rituali non sono direttamente in rapporto con l’ossessione e hanno un carattere piuttosto “magico”, come contare un numero determinato di volte o tirare più volte lo scarico dell’acqua del WC per liberarsi di un pensiero spiacevole.

Vi sono fattori scatenanti?

Scopri di più

Il burnout non è un tabù

Il termine «burnout» è piuttosto recente poiché apparso nella letteratura solo nel 1969. Da allora sono state proposte varie definizioni ma secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), è caratterizzato da una sensazione di stanchezza intensa, perdita di controllo e incapacità a ottenere risultati concreti nel lavoro.

Il burnout si distingue dalla depressione per il fatto di essere strettamente correlato al lavoro e la conseguenza di una situazione di stress cronico. In Europa, ben il 50% dei casi di assenteismo sembra essere collegato allo stress cronico. Questa statistica non tiene conto del «presenteismo», ovvero le persone presenti sul luogo di lavoro ma che non sono in grado di svolgere le loro mansioni a causa di un problema di salute.
Le cause che sono generalmente all’origine di uno stress cronico sul lavoro sono ben note:
– mancanza di autonomia
– squilibrio tra gli sforzi effettuati e la riconoscenza ottenuta
– supporto sociale debole
– comunicazione insufficiente

Inoltre i rischi sono maggiori per le persone che danno molta importanza al loro lavoro e ai perfezionisti. Lo stesso vale per chi ha una bassa autostima o chi soffre di isolamento sociale e solitudine. Inoltre, ne sono più soggette  le persone incapaci di delegare. Oltre alla demotivazione, al calo di fiducia in sé stessi e alla sensazione di fallimento, le persone che soffrono di burnout mostrano irritabilità, attacchi di collera spontanea e crisi di pianto frequenti. Adottano un comportamento cinico e presentano difficoltà a concentrarsi, fino ad avere perdite di memoria. L’ansia, la preoccupazione e l’insicurezza provate possono, nei casi più gravi, portare a pensieri di suicidio.

Il burnout non è un sintomo di debolezza

Scopri di più

Il sovrappeso in Svizzera: una fatalità?

Circa un terzo delle persone di più di 15 anni è in sovrappeso e il 10% è obeso. I principali fattori associati a un eccesso ponderale sono il sesso, l’età, il livello di istruzione e il reddito. Le  rappresentazioni sociali e soggettive in materia di bellezza entrano anch’esse in conto. L’obesità risulta in particolare da una combinazione di cattive abitudini alimentari e scarsa attività fisica.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), la mancanza di attività fisica e una cattiva alimentazione (ipercalorica e povera di frutta e verdura) giocano un ruolo determinante nello sviluppo del sovrappeso e dell’obesità.

L’obesità è tra i principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari, il diabete mellito di tipo 2, i disturbi muscoloscheletrici e alcuni tipi di tumori. La speranza di vita di una persona obesa è inferiore a quella di persone di peso normale.

L’aumento continuo dell’obesità

Nel 2012, circa una persona di più di 15 anni su tre era in sovrappeso e una su dieci era obesa. La prevalenza dell’obesità ha praticamente raddoppiato nel corso di questi ultimi vent’anni (5,4% nel 1992 contro 10,3% nel 2012). Questa tendenza si ritrova in tutti i paesi occidentali industrializzati. Anche se la Svizzera presenta valori globali più bassi rispetto agli altri paesi, i suoi tassi di crescita figurano tra i più elevati.

Tra il 1992 e il 2002, la percentuale di persone obese o in sovrappeso è aumentata in maniera regolare,  per poi stabilizzarsi tra il 2002 e il 2007. Da allora, il tasso di obesità è nuovamente aumentato, mentre quello di sovrappeso rimane stabile.

Differenze importanti tra i sessi

Il sovrappeso e l’obesità non interessano in maniera uniforme tutti i gruppi di popolazione. Mentre un uomo su due è in sovrappeso, questo problema concerne soltanto una donna su tre. Lo scarto tra i sessi, però, si osserva soprattutto per il sovrappeso (39% degli uomini e 23% delle donne). La differenza è molto meno marcata per quanto riguarda l’obesità (11% degli uomini e 9% delle donne).

Le differenze tra i sessi sussistono anche quando età, nazionalità, livello di istruzione, abitudini alimentari e pratica di attività fisica sono considerate simultaneamente. Tra gli uomini, la probabilità di soffrire di obesità è doppia rispetto alle donne, e quella di essere in sovrappeso lo è due volte e mezzo più elevata.

Obesità e diabete: quando alcuni neuroni spingono a consumare dello zucchero

Un team del Centro Integrativo di Genomica (CIG) dell’Università di Losanna (UNIL), in collaborazione con dei ricercatori del Centro di neuroscienze psichiatriche del CHUV, ha identificato una nuova popolazione di neuroni che sono coinvolti nel meccanismo di regolazione del glucosio e sono sospettati, in caso di disfunzione, di giocare un ruolo chiave nello sviluppo del diabete e dell’obesità.

Nel corso dell’evoluzione, il cervello ha selezionato il glucosio come fonte principale di energia, e questo l’ha condotto a sviluppare dei meccanismi efficaci per identificare questi zuccheri. Questi meccanismi controllano, da un lato, il tasso di glucosio sanguigno e, dall’altro, il comportamento alimentare, per favorire la ricerca e l’ingestione di alimenti che contengono glucosio. Un’alterazione di questi meccanismi può condurre all’obesità e al diabete, favorendo in particolare il consumo eccessivo di alimenti zuccherati.

Il sistema della ricompensa è attivo

A Losanna, gli scienziati hanno identificato nel topo una nuova rete di neuroni. Questi neuroni sono attivati da un calo del livello di glucosio nel sangue e stimolano, come reazione, la ricerca di cibi zuccherini calorici. Le ricerche dimostrano che questi neuroni, quando sono attivati dalla carenza di glucosio, interagiscono con il sistema di ricompensa cerebrale per aumentare la motivazione degli animali a cercare e ingerire zucchero.

Si noti che l’attività di questi neuroni è inibita dall’assunzione di glucosio, ma non da quella di edulcoranti o di fruttosio che non alterano il bisogno di mangiare zucchero.

I cibi edulcorati sono senza effetto per combattere l’epidemia di obesità

Visto che il consumo eccessivo di cibi calorici zuccherati rappresenta una delle cause principali dell’aumento di peso legato all’obesità e allo sviluppo del diabete di tipo 2, queste scoperte costituiscono un progresso scientifico importante per la comprensione dei meccanismi che controllano la motivazione legata al consumo di zucchero. Questi risultati mostrano la complessità dei meccanismi che controllano la ricerca e l’ingestione di cibi zuccherati. Essi mettono anche in evidenza il fatto che gli edulcoranti o il fruttosio, due elementi aggiunti in maniera massiva nei cibi industriali, non fanno scomparire il desiderio di consumare alimenti contenenti zucchero. Queste scoperte sono da mettere in parallelo con il fatto che l’introduzione di alimenti edulcorati non ha sfortunatamente permesso di ridurre l’epidemia di obesità che imperversa in tutti i paesi industrializzati.

Un approccio su misura alla nutrizione

Come sappiamo tutti, non esiste una dieta miracolosa; eppure, ogni anno, siamo in tanti a voler credere a questo  miracolo e a lasciarci tentare da diete talvoltabizzarre e spesso inefficaci (perlomeno a lungo termine) e persino pericolose per la salute.

Non siamo tutti uguali di fronte al cibo e occorre considerare un approccio nutrizionale adatto alle nostre abitudini e al nostro contesto di vita, ma anche alle nostre caratteristiche fisiche.

Intervista a Dominique Habegger, fisioterapista e coach nutrizionale che ci parla del suo metodo e delle sue osservazioni, basati su 15 anni di esperienza.

 

Quali sono i principi del suo approccio nutrizionale?

Il peso di una persona mi interessa poco. Il mio scopo è che trovi un rapporto energia-silhouette soddisfacente. Il programma alimentare personalizzato non si rivolge unicamente alle persone che desiderano perdere peso, ma anche agli sportivi che vogliono ottimizzare le loro prestazioni e, più di rado, a chi vuole prendere peso.

Il punto di partenza del programma alimentare poggia sull’osservazione secondo la quale non siamo tutti uguali, morfologicamente parlando. Le nostre ghiandole endocrine (ghiandole che producono gli ormoni) non lavorano tutte alla stessa velocità, e non immagazziniamo i grassi negli stessi punti. Possiamo distinguere quattro classi morfologiche che corrispondono alle quattro grandi ghiandole endocrine: le ghiandole surrenali, l’ipofisi, la tiroide e le ghiandole genitali (o gonadi).

Per esempio, in caso di iperattività della tiroide, si avrà tendenza a mangiare fuori pasto e a immagazzinare i grassi (una specie di “salvagente” intorno alla vita).

Quali sono le difficoltà della gestione alimentare a lungo termine e le chiavi del suo successo?

La prima difficoltà che deve affrontare chi desidera ritrovare un peso forma (corrispondente alla sua altezza) è la presa di coscienza dei comportamenti alimentari che gli/le hanno fatto prendere peso.

Distinguiamo principalmente quattro tipi di comportamento:

– Una cattiva organizzazione della gestione dei pasti (snack e cibi industriali, spuntini che provocano la mancanza di appetito alle ore dei pasti, ecc.)

– Ignoranza sulle quantità dei diversi nutrimenti (protidi, glucidi, lipidi, ecc.) necessarie al buon funzionamento del metabolismo, senza eccesso per non prendere peso né generare malattie (diabete di tipo 2, colesterolo, ecc.)

– Comprensione del funzionamento dei comportamenti alimentari compulsivi, il più delle volte generati da emozioni conseguenti a determinati eventi. Per esempio, mangiare quando si é tristi, o in seguito a un litigio. Non servirà certo per cambiare le cose! Al contrario, oltre alla tristezza, l’aumento di peso è garantito!

– La nostra società dell’iper-informazione veicola numerose credenze. Molte di queste idee o consigli sono basati su conoscenze bizzarre e poco scientifiche!

Giunti a questa consapevolezza, la cosa più importante è riuscire a mantenere la nuova igiene alimentare a lungo termine, senza ricadere negli stessi errori!

Che cosa pensare delle diete proposte sul mercato, prima dell’estate? Sono efficaci?

Come preambolo, ricordiamo l’etimologia del termine “dieta”: modo di vivere, caratterizzato da un consumo ragionato e metodico di alimenti e bevande. La società ha deformato l’uso di questa parola! Vi sono tre tipi di dieta: quella che fa perdere peso, quella che mira a stabilizzarlo e quella che permette di acquistarne!

La dieta che mira a perdere peso non costa niente e permette persino di alleggerire le spese domestiche. La si chiama “dieta delle 3 M” = Mangiare Metà Meno. Perché le persone non riescono a rispettarla? Perché la presa di coscienza descritta sopra non è stata realizzata! La maggior parte delle “diete” proposte prima dell’estate permette di perdere qualche chilo per sentirsi bene in spiaggia, ma non propone granché per gestire con intelligenza la propria salute e la forma fisica a lungo termine!

I prodotti light sono una panacea?

Appena si parla di prodotti light, la confusione è enorme! Light o “più leggeri” in cosa? Zuccheri, grassi, proteine? E per ottenere questa “leggerezza” occorre obbligatoriamente passare per un procedimento industriale (meccanico, chimico o altro), cioè attraverso un intervento che cambierà le qualità del prodotto. Detto altrimenti, quest’ultimo non sarà più molto naturale! È meglio mangiare di tutto, senza utilizzare alimenti light, e imparare a consumare le quantità idonee al nostro fabbisogno fisiologico.

Ha osservato un’evoluzione nella sua clientela, nel corso di questi ultimi quindici anni?

Sì, c’è una nuova consapevolezza, grazie al marketing della salute (promozione e prevenzione), che invita le persone a capire meglio i loro fabbisogni nutrizionali e, di conseguenza, a mangiare meglio. In parallelo, osservo un netto aumento delle consultazioni pediatriche, in particolare di bambini a partire dai cinque anni fino alla preadolescenza. Questi giovani mi vengono inviati dai medici (perché il bambino soffre già di problemi di diabete), o dai genitori. Vengono da me per aiutarli a capire, con informazioni adatte alla loro età e alle loro necessità, l’importanza di nutrirsi bene, per il loro sviluppo e la vita futura. Non faccio mai dimagrire un bambino in piena crescita (nel senso di metterlo a dieta!), ma l’idea è di conservare il peso attuale durante la crescita, quindi allungandosi e snellendo!

In questo modo, cerco di fare il massimo della prevenzione presso i genitori che sono in cura da me o nelle strutture educative!

Scopri di più

Il nostro comportamento alimentare nel mirino

Il vostro medico sarà più preparato per risolvere il vostro problema di peso. In effetti, in questo approccio, l’analisi del comportamento alimentare è centrale. Uno strumento unico è ormai a disposizione dei professionisti sanitari per analizzare meglio la questione.

I risultati di uno studio recente hanno sorpreso il mondo intero: gli epidemiologisti sostengono che entro il 2025 un quinto della popolazione mondiale sarà obeso. Questa cifra rischierebbe persino di superare il 30% per i Britannici, e il 40% tra i Nordamericani!

Ora, anche se la chirurgia dell’obesità, senza essere infallibile, compie progressi degni di nota, la chiave del problema resta il comportamento alimentare, che gioca un ruolo essenziale nella perdita di peso. La questione però è molto complessa, perché entrano in gioco numerosi elementi. Infatti, non si tratta soltanto della fame, più o meno controllabile, ma anche di tutti i desideri di cibo, della propensione di un individuo a mangiare fuori pasto e anche di quella che gli specialisti chiamano “alimentazione emozionale” (in inglese, emotional eating).

È da qui che nasce l’interesse di uno strumento unico, creato alla Scuola universitaria HEdS di Ginevra, e battezzato ESSCA (dal francese “Evaluation semi-structurée des comportements alimentaires” che significa “valutazione semi-strutturata dei comportamenti alimentari”). Questo strumento dovrebbe permettere ai medici di meglio definire il problema di peso di ogni paziente per mezzo di un colloquio che comporta diverse domande mirate.

Scopri di più

Associazione salute – il diabete

Quest’anno, l’Organizzazione mondiale della sanità ha dedicato la giornata mondiale della salute, il 7 aprile scorso, al diabete, perché l’epidemia progredisce rapidamente in numerosi paesi. Entro il 2030, questa malattia potrebbe rappresentare, secondo alcune previsioni, la settima causa di morte al mondo. Globalmente, nel 2012, il diabete ha causato un milione e mezzo di decessi. E in Svizzera, interessa circa 500.000 persone.

Si distinguono due tipi principali di diabete. Le persone colpite da diabete di tipo 1 non producono insulina, e sono costrette a ricorrere ad iniezioni di insulina per tutta la vita. Nel caso di un diabete di tipo 2, l’insulina è prodotta in quantità insufficiente, oppure l’organismo la utilizza male. Quest’ultimo tipo di diabete è direttamente influenzato dal nostro stile di vita e interessa circa il 90% delle persone con questa malattia.

Diabetesvizzera, l’associazione dedicata ai pazienti diabetici, è a sua volta strutturata in associazioni regionali molto attive che mettono a disposizione del pubblico numerose informazioni pratiche, nonché un test che permette di misurare il proprio rischio di sviluppare un diabete di tipo 2.

Scopri di più

L’inquinamento dell’aria aumenta il rischio di ictus cerebrale

Che l’inquinamento dell’aria favorisca l’infarto è risaputo, ma il suo ruolo nell’attacco cerebrale non era chiaro. Un recente studio scozzese si è concentrato su questo punto e ha dimostrato che l’aria inquinata contribuisce all’aumento dei casi di ictus.

Ogni anno, l’ictus cerebrale, che i medici preferiscono chiamare attacco cerebrale, è responsabile di oltre cinque milioni di decessi nel mondo. Quando non uccide, questa patologia contribuisce ad aumentare il numero di invalidità, soprattutto nei paesi a basso e medio reddito, nei quali si verificano i due terzi degli attacchi cerebrali nel mondo.

Purtroppo queste cifre aumentano ogni anno. Se questo incremento può essere attribuito in parte, nei paesi ricchi, all’aumento sostanziale della longevità, nei paesi più poveri, sono incriminati soprattutto dei fattori ambientali o legati allo stile di vita.

E una volta citate cause incontestabili come il tabagismo o l’obesità, bisogna certamente evocare la qualità dell’aria, che continua a degradarsi ovunque nel mondo e che probabilmente svolge anch’essa un ruolo, anche se secondario, nell’insorgenza degli attacchi cerebrali.

Sono queste le ragioni che hanno spinto un gruppo di ricercatori dell’università di Edimburgo a svolgere uno studio che ha raggruppato tutti i dati presenti nella letteratura medica sull’argomento.

Scopri di più

Allergie – Sbarazziamoci una volta per tutte delle allergie stagionali

  • Il 15-20% della popolazione soffre di allergia al polline.
  • Il 7% è costituito da adulti e, tra i bambini, il 7-15% soffre di asma allergica.
  • 15-25 anni: è la fascia di età nella quale compaiono generalmente le allergie stagionali, ma possono anche manifestarsi al di fuori di questo periodo. I bambini con un genitore che soffre di allergia hanno un rischio più elevato di esserne a loro volta affetti.
  • Soltanto il 4% delle persone allergiche ricorre al “vaccino”, rimborsato dall’assicurazione di base obbligatoria.

Non appena i primi pollini piroettano nell’aria, gli occhi che bruciano e il naso che cola non devono più essere una fatalità. Il vaccino e l’agopuntura danno ottimi risultati.

Le persone allergiche al polline possono presentare sintomi d’intensità molto variabile. Occhi rossi e naso che cola, per le forme più leggere; crisi d’asma che può richiedere persino un ricovero ospedaliero, per le forme più severe. In questi ultimi casi, il vaccino o, più precisamente, la desensibilizzazione, forniscono ottimi risultati, ma richiedono del tempo. Secondo Guillaume Buss, capo-clinica al Servizio di allergologia e immunologia del Centro ospedaliero universitario del Vaud (CHUV): «La desensibilizzazione è consigliata per le persone che presentano dei sintomi da moderati a severi di asma allergica o di rinocongiuntivite che non sono controllati efficacemente con la somministrazione di medicamenti.»

Il “vaccino”

I pazienti possono scegliere tra due metodi: desensibilizzazione sottocutanea o per via sublinguale. «La desensibilizzazione sottocutanea consiste nell’iniettare dosi crescenti di allergeni nella parte posteriore del braccio del paziente, allo scopo di indurre la tolleranza del sistema immunitario. Si somministra una dose settimanale per tre mesi, poi una dose al mese per il resto del trattamento. Quest’ultimo dura tre anni», precisa Guillaume Buss. Un metodo impegnativo, poiché costringe il paziente a recarsi regolarmente in ospedale.

«L’altra alternativa consiste nel prendere alcune gocce o delle compresse da fare sciogliere sotto la lingua tutti i giorni per tre anni. Il paziente comincia il trattamento prima della stagione dei pollini e lo prosegue nel corso della stagione.» Questa tecnica permette di evitare gli spostamenti in clinica, ma richiede un grande rigore. «È perfetto per i bambini che hanno paura degli aghi. I due metodi permettono di ridurre nettamente l’assunzione di antistaminici. Essi danno ottimi risultati, in particolare nelle persone che soffrono di mono-allergie.»

Sereina Maibach, consigliera al Centro Allergie Svizzera, deplora la scarsa popolarità del vaccino presso la popolazione: «Questa terapia è l’unica che permetta di trattare la causa del problema e ha un tasso di successo elevato. Eppure, soltanto il 4% delle persone affette da allergia vi fa ricorso.»

E l’agopuntura?

Chi non vuole ricevere dosi di allergeni, seppure sotto controllo medico, può orientarsi verso l’agopuntura. «Essa rinforza le difese dell’organismo. Con l’agopuntura, non si opera una desensibilizzazione, ma si lavora sul flusso delle energie che percorrono il corpo», spiega la dottoressa Anna Rosset, radioterapista oncologa e specialista di medicina tradizionale cinese. «La reazione eccessiva ai pollini può essere dovuta ad alcuni squilibri del flusso energetico che impediscono al corpo di lottare da solo contro queste aggressioni.»

Gli aghi permettono di ristabilire l’equilibrio. «In regola generale, quattro o cinque sedute durante il periodo autunnale e invernale sono sufficienti per lottare contro questo tipo di allergie. Si aggiungono poi alcune sedute al sopraggiungere dei primi pollini, da ripetere, eventualmente, per due o tre anni; ma talvolta i risultati sono visibili sin dal primo anno.» Secondo Anna Rosset, tre persone su quattro ottengono eccellenti risultati grazie a questo metodo. Contrariamente alle allergie alimentari, è molto difficile evitare il contatto con i pollini.

Fonte: www.planetesante.ch

Scopri di più

Il dono di organi: un gesto di solidarietà

Tutti coloro che portano dentro di sé il cuore, o il fegato, o un polmone di un’altra persona sanno che devono la vita al loro donatore. In questi ultimi anni, il tasso di riuscita dei trapianti è sempre più elevato, grazie ai progressi della medicina e della ricerca. I pazienti che usufruiscono oggi di un dono d’organo hanno una speranza di vita molto più lunga rispetto a qualche anno fa e la loro qualità di vita è nettamente migliore.

Un donatore può salvare fino a sette persone. In Svizzera, oltre 1300 persone sono in attesa di un organo (stime di marzo 2015). Ogni anno, un centinaio di pazienti muore a causa della mancata attribuzione di un organo compatibile. Ecco delle buone ragioni per voler salvare delle vite dopo la propria morte.

In Svizzera, sei organi umani possono essere donati e trapiantati: il cuore, il fegato, i reni, l’intestino tenue e il pancreas. Tra i tessuti e le cellule che possono essere trapiantati, si enumerano la cornea, la pelle, le membrane (l’amnio e il corion), le valvole cardiache e i vasi sanguigni più grandi, le ossa, le cartilagini, i tendini e i legamenti, nonché le cellule staminali.

Chi può donare i propri organi?

Vi sono tre tipi di donatori di organi: i donatori in stato di morte cerebrale, i donatori morti per arresto cardiaco e i donatori viventi. Nel 2014, la ripartizione in Svizzera era la seguente: 99 donatori in stato di morte cerebrale, 18 donatori in stato di morte cerebrale in seguito ad arresto cardio-circolatorio e 124 donatori viventi.

I donatori in stato di morte cerebrale, o encefalica (in inglese Donor after Brain Death, DBD) sono persone il cui cervello non è più irrigato in seguito ad un evento drammatico, o soffre di una carenza di ossigeno e non è più in grado di funzionare. Le cause principali dello stato di morte encefalica sono un’emorragia cerebrale, un trauma cranico o delle malattie che provocano una carenza di ossigeno nel cervello.

I donatori viventi sono il più delle volte dei familiari

Alcuni organi possono anche essere trapiantati a partire da donatori viventi. È così, in Svizzera, per i reni e una parte del fegato. All’estero, anche parti di polmone, dell’intestino tenue e più raramente del pancreas possono essere trapiantate dopo essere state prelevate da un donatore in vita. In Svizzera, nel 2014, sono stati recensiti 124 donatori viventi.

Un controllo rigoroso per i donatori viventi

Il potenziale donatore deve preventivamente sottoporsi ad esami medici e psicologici approfonditi. L’obiettivo degli esami psicologici è di verificare la sua motivazione a donare i propri organi, e il libero arbitrio del suo gesto. La donazione di organi da vivente può essere considerata solamente se tutte le condizioni sono interamente soddisfatte.

Come diventare donatori?

Compilando la tessera di donatore di organi online

Ordinando la tessera di donatore di organi per posta

Con la tessera di donatore di organi per smartphone – applicazione echo112

Fonte: www.swisstransplant.org

Scopri di più

Scheda sessualità

Consigli per una sessualità felice

La sessualità è uno dei fondamenti della coppia. Ecco alcuni consigli per vivere la vostra e quella del/la vostro/a partner in maniera felice.

Osservate ciò che fa il vostro o la vostra partner

Guardate che tipo di baci e carezze vi prodiga. Sono il riflesso di quello che la vostra dolce metà predilige. Quando si è innamorati, durante l‘atto sessuale, si cerca di provocare
nell‘altro il piacere. Se lui o lei vi carezza la spalla, i capelli, o vi bacia i piedi o la schiena, sappiate che queste attenzioni gli o le sono particolarmente gradite.

Fatelo o fatela partecipe dei vostri desideri

Osate esprimervi, reclamate più tempo per i preliminari, più baci, tale o tal altra posizione, e chiedete al vostro o alla vostra partner di esprimere i suoi desideri.

Coltivate il piacere dei preliminari

I preliminari sono la base di una vita sessuale felice. Essi comprendono parole, sguardi, poi carezze e baci reciprociche intensificano il desiderio e l‘eccitazione, e aumentano il piacere.
Più sono lunghi, più l’uomo prova un piacere intenso e meno rischia di soffrire di eiaculazione precoce. Più durano i preliminari, più la donna prova desiderio e piacere durante la penetrazione
sessuale e aumenta la possibilità per lei di raggiungere l’orgasmo.

Programmate le vostre relazioni sessuali

La maggior parte delle coppie pensa che si faccia l‘amore quando se ne ha voglia, in risposta a un impulso. Ma in questa maniera, si rischia di trascorrere dei periodi, anche lunghi, durante i quali si trascura la sessualità, soprattutto quando si è preoccupati o presi nell‘ingranaggio della vita quotidiana. Programmare regolarmente dei momenti dedicati all’amore fisico permette di migliorare il piacere fisico. Sapere organizzare la propria sessualità è una ricchezza per la coppia perchè permette di dedicare a questa sfera del tempo e dell‘energia: un‘energia che accresce la piena realizzazione di sé.

Scoprite l’arte sessuale

La sessualità può essere elevata al rango di un‘arte. Informatevi su questo argomento, per esempio leggendo dei libri/articoli sul TAO, il tantra e il Kâma-Sûtra! Possono darvi delle idee e l‘occasione di ampliare, insieme al vostro partner, il ventaglio delle possibilità.

Spezzate la monotonia

Variate i piaceri: alternate i movimenti, profondi e superficiali, rapidi o lenti, sull‘asse o sul lato, scorrevoli o circolari… La varietà dei movimenti procura una gamma di sensazioni condivise.

Provate i giochi sessuali!

Insieme, trovate un gioco sessuale che vi diverta e mettetelo in scena. Ricordatevi che la sessualità non è una prestazione di servizio, ma un gioco che avvicina due persone che si amano…

La questione dell‘educazione sessuale

L’educazione sessuale inizia in famiglia dalla più tenera età. Essa prosegue con i corsi di educazione sessuale  impartiti a scuola e continua per tutta la vita, al ritmo  degli incontri. Benché talvolta controversa (temi trattati in base all’età dei bambini, genitori che considerano che sia esclusivamente compito loro di affrontare queste
questioni con i propri figli), l’educazione sessuale è uno dei pilastri della strategia di promozione della salute sessuale.

In classe, l’educazione sessuale è proposta da educatori e formatori specializzati in salute sessuale
sana e riproduttiva. I temi trattati, adatti all‘età dei bambini, coprono gli elementi seguenti:

• il corpo umano e il suo sviluppo
• la fertilità e la riproduzione, la vita affettiva, l‘amicizia, l‘amore, il piacere, le emozioni
• la salute sessuale e riproduttiva: dalla gravidanza alla nascita, con il concetto di genitorialità, la contraccezione,  l‘interruzione di gravidanza e la prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili, tra le quali l‘HIV
• le relazioni e lo stile di vita
• la sessualità e i sui diritti
• i fattori sociali e culturali che influenzano la sessualità.

Tutti hanno diritto a un‘educazione alla salute sessuale, a prescindere da differenze, disabilità, cultura e situazione di vita. L’educazione ricevuta deve essere fondata su una concezione e una rappresentazione positiva della sessualità, priva di qualsiasi pregiudizio, e deve sostenere l‘uguaglianza tra i sessi e il diritto a una sessualità autodeterminata
e scelta liberamente. Deve inoltre essere basata su un approccio egualitario e senza tabù per tutti i tipi di sessualità
(eterosessualità, omosessualità, bisessualità, transessualità e intersessualità). Questa educazione è costruita sul rispetto e la dignità dell‘individuo e sulla protezione della sua integrità fisica, psichica e sessuale. Indipendentemente dall‘educazione sessuale a scuola, altri servizi, che possono variare da un cantone all‘altro o da una regione all‘altra,  ontribuiscono attivamente alla promozione della salute sessuale e offrono delle informazioni affidabili in totale riservatezza: consultazioni sulla salute sessuale e la pianificazione familiare, checkpoint per omosessuali o transessuali, le consultazioni di coppia…

Scopri di più