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Il nostro comportamento alimentare nel mirino

Il vostro medico sarà più preparato per risolvere il vostro problema di peso. In effetti, in questo approccio, l’analisi del comportamento alimentare è centrale. Uno strumento unico è ormai a disposizione dei professionisti sanitari per analizzare meglio la questione.

I risultati di uno studio recente hanno sorpreso il mondo intero: gli epidemiologisti sostengono che entro il 2025 un quinto della popolazione mondiale sarà obeso. Questa cifra rischierebbe persino di superare il 30% per i Britannici, e il 40% tra i Nordamericani!

Ora, anche se la chirurgia dell’obesità, senza essere infallibile, compie progressi degni di nota, la chiave del problema resta il comportamento alimentare, che gioca un ruolo essenziale nella perdita di peso. La questione però è molto complessa, perché entrano in gioco numerosi elementi. Infatti, non si tratta soltanto della fame, più o meno controllabile, ma anche di tutti i desideri di cibo, della propensione di un individuo a mangiare fuori pasto e anche di quella che gli specialisti chiamano “alimentazione emozionale” (in inglese, emotional eating).

È da qui che nasce l’interesse di uno strumento unico, creato alla Scuola universitaria HEdS di Ginevra, e battezzato ESSCA (dal francese “Evaluation semi-structurée des comportements alimentaires” che significa “valutazione semi-strutturata dei comportamenti alimentari”). Questo strumento dovrebbe permettere ai medici di meglio definire il problema di peso di ogni paziente per mezzo di un colloquio che comporta diverse domande mirate.

Attenzione alle restrizioni

La prima tappa consiste nell’identificare con il paziente i fattori chiave della sua alimentazione. Come spiega il suo aumento di peso? Quali sono, secondo lui o lei, le cause del suo comportamento alimentare? Può identificare i fattori che lo/la incitano a ingerire cibo e comprendere perché smette di mangiare, e a che momento lo fa? Riesce a distinguere con chiarezza la sensazione di fame dalla voglia di mangiare?

Sembra effettivamente che quest’ultima questione rappresenti il fulcro del problema: capire se il comportamento alimentare dipenda piuttosto da una sensazione fisica (la fame), dall’ambiente (la vista di cibi appetitosi o di un piatto vuoto) o al contrario dalle restrizioni che l’individuo si impone. Effettivamente, quando una persona si sforza di seguire un certo numero di regole che dovrebbero aiutarla a perdere del peso o a non acquistarne ulteriormente, ci sono grosse probabilità che scelga una a dieta rigida, ampiamente sconsigliata, che rende più facile i cedimenti. L’effetto colpevolizzante dovuto a questi mancamenti può persino portare a comportamenti caotici e a una perdita di controllo molto più dannosa.

L’influenza dell’umore

L’approccio dell’ESSCA permetterà, all’occorrenza, di mettere in evidenza un comportamento restrittivo di questo genere. Grazie al questionario, il comportamento dell’individuo può essere identificato come un controllo rigido, ovvero una maniera di regolarsi del tipo “tutto o niente” (per esempio, l’esclusione assoluta di cibi considerati troppo calorici), o come un approccio più flessibile, in cui l’individuo adatta la propria condotta secondo le circostanze (per esempio, mangiando meno quando il pasto precedente è stato particolarmente copioso).

Grazie a questo approccio, il medico sarà in grado di identificare dei comportamenti problematici, se non persino patologici. Potrà in particolare analizzare in che modo eventi positivi o negativi della vita influenzino il comportamento alimentare dell’individuo: mangia in maniera diversa quando è gioioso e rilassato o, al contrario, triste e irritato? Si alimenta sistematicamente di notte? Con che frequenza?

Facilmente realizzabile

Inoltre, bisogna anche interessarsi alle derive comportamentali che fanno soffrire la persona o che dipendono da una patologia. Questo è il tema della terza parte dell’ESSCA. Le crisi di iperfagia, se molto frequenti, o il malessere legato alla presa di coscienza di un comportamento alimentare inadeguato ne sono alcuni esempi. Dei comportamenti patologici, come il vomito autoindotto o l’assunzione di lassativi destinati a compensare l’eccesso alimentare, sono esempi ancora più gravi. Anche l’eccesso di esercizio fisico ne fa parte, così come le restrizioni alimentari miranti a migliorare la silhouette o facilitare la perdita di peso.

Per riassumere, l’ESSCA, facilmente realizzabile da medici o dietologi, permette di ottenere una visione d’insieme del comportamento alimentare di ogni individuo, e di orientarlo meglio, prima di qualsiasi presa in carico sanitaria per eccesso di peso.