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Le farmacie minacciate di chiusura?

Ogni anno in Svizzera viene realizzato uno studio sulla situazione economica delle farmacie, e negli ultimi anni i risultati mettono in evidenza che un gran numero di farmacisti hanno difficoltà crescenti ad equilibrare il loro bilancio.

 

Secondo gli ultimi risultati disponibili sull‘esercizio 2012, il 20% delle farmacie sarebbe minacciato di chiusura, per via di un fatturato insufficiente a coprire tutte le spese. Diverse ragioni possono spiegare questa situazione alquanto preoccupante e ignorata da gran parte della popolazione.

Se il volume d‘affari medio per farmacia si colloca poco al di sotto di 3 milioni di franchi svizzeri (CHF 2,87M), oltre il 40% dei farmacisti dichiara un fatturato inferiore a 2,5 milioni di franchi svizzeri. Nella misura in cui le spese fisse sono elevate (in particolare gli stock di medicinali, che rappresentano mediamente il 70% delle spese), le piccole farmacie sono particolarmente fragili. A questo si aggiunge l‘aumento dei contributi salariali, che rappresentano in media il 70% delle spese se si esclude il costo dei medicinali. Un altro fenomeno che non va trascurato è la tendenza ad aumentare le ore di apertura per uniformarsi agli orari degli altri negozi, con un ulteriore incremento delle spese gestionali. In parallelo, sono stati ordinati dal Consiglio Federale cinque cali dei prezzi consecutivi in otto anni per i prodotti rimborsati dalle casse malati. E questi farmaci rappresentano in media circa il 60% delle vendite. Questa proporzione supera persino l‘80% nelle piccole farmacie, in cui la superficie espositiva è più piccola e l‘esposizione dei prodotti in libera vendita è limitata.

 

Infine, bisogna ricordare che sta aumentando la concorrenza di altri canali di distribuzione (vendita di farmaci per corrispondenza, internet, medici che dispensano in Svizzera tedesca, grandi magazzini per i prodotti in vendita libera) che non hanno gli stessi vincoli (consigli personalizzati, disponibilità di medicinali, orari di apertura).

Ci pare necessario affrontare questa questione a livello politico, per garantire in futuro un servizio sanitario e un accesso alle cure di primo ricorso di grande qualità, come è possibile oggi.

Si tratta non solo di conservare un accesso alle cure di prossimità, particolarmente nelle regioni periferiche, ma anche di garantire l’attrattività della professione di farmacista per i nuovi professionisti. Infine, l‘assortimento di farmaci disponibili non dovrebbe essere ridotto a causa di una misura economica.