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Sole: qual é il vostro fototipo?

Il tipo di pelle influenza la durata raccomandata di esposizione ai raggi solari e il tipo di protezione necessaria. Avete i capelli rossi e gli occhi chiari? Attenzione! La vostra pelle non si difende così bene dai raggi UV come quella della vostra amica bruna con gli occhi scuri. Se questa evidenza fa sorridere, è tuttavia da prendere sul serio al ritorno delle belle giornate di sole.

In dermatologia, le pelli sono classificate in base a sei diversi fototipi. Si tratta di una classificazione teorica, a causa delle numerose variazioni possibili, ma che permette di farsi un’idea della propria resistenza agli effetti solari. Le scottature possono sempre arrivare, qualunque sia il nostro fototipo.

Se, per la maggior parte dei fototipi, un’esposizione progressiva al sole consente alla pelle di prepararsi al meglio contro gli effetti dei raggi solari, non è così per il fototipo 1 (capelli rossi e occhi verdi). La produzione di melanina in risposta ai raggi UV è scarsa nelle persone con capelli rossi, quindi la pelle passa direttamente dal bianco al rosso. Ricordiamo che la melanina è una molecola presente soprattutto nei capelli e nella pelle, proteggendola dalle aggressioni dei raggi UV. Invece, il fototipo 2 (tipo nordico) ha una scarsa possibilità di ottenere una bella abbronzatura dorata nel corso della stagione estiva. Il tipo caucasico e quello mediterraneo devono proteggersi bene all’inizio della stagione e poi continuare a fare attenzione nelle ore più calde.

Indiani e africani possono trascurare la protezione solare in Svizzera. Per loro, è molto raro il rischio di sviluppare un melanoma (cancro della pelle) dopo un’estate passata sulle spiagge del lago Lemano. Questo rischio, invece, è tre volte più alto per i fototipi chiari. Fate comunque attenzione alle insolazioni e al sole preso in altitudine. Un cappellino non farà male a nessuno.

PATCH E APPLICAZIONI PER ARMARSI CONTRO GLI UV
Le marche di cosmetici competono per reinventare ingegnosamente il modo migliore per proteggersi dalle aggressioni solari. Esiste perfino un patch cutaneo: un piccolo cerotto da attaccare sulla pelle dove può essere lasciato fino a cinque giorni. Esso capta gli UV nel corso della giornata e un’applicazione lo scansiona e vi informa sulla quantità di raggi UV che avete ricevuto, avvisandovi, fra l’altro, del momento in cui occorre rimettere la crema. 

Gli oggetti connessi, i cerotti e altre applicazioni possono essere utili alle famiglie per capire meglio i tempi di esposizione solare e i rischi incorsi. Sono quindi buoni strumenti pedagogici, ma non sono indispensabili. Normalmente, il buon senso dovrebbe bastare.

Diverse applicazioni forniscono l’indice UV per regione geografica. Un modo per rendersi conto che il sole colpisce maggiormente in una zona che in un’altra ma che, in fondo, la regola d’oro rimane la stessa per i fototipi 1, 2, 3 e 4: stare il più possibile all’ombra durante le ore più calde, mettere regolarmente la crema solare con un fattore di protezione di almeno 25, far indossare una maglietta anti-UV ai bambini e portare cappello e occhiali. Ricordiamo che nemmeno una protezione totale può competere con un sole tropicale allo zenit!

Fonte: www.planetesante.ch / Illustrazione: Freepik, Macrovector