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Una settimana senza cellulare

Anche se possiamo facilmente capire la maniera in cui i cellulari ci avvelenino dolcemente l’esistenza e le vacanze, spegnere deliberatamente il telefono è un’impresa delicata. E se cercassimo di…

  • … approfittare dell’istante presente?
  • … rimettere questo accessorio al suo posto?
  • … non essere sempre nell’attesa che il telefono suoni o che ci arrivino dei messaggi?
  • … sconnetterci per liberarci da questo vincolo?
  • … chiudere la linea e aprirci agli altri?

Non è facile, vero? Cerchiamo di capire perché non possiamo più farne a meno.

Mai senza il mio smartphone

Mentre l’accessibilità a Internet è sempre più grande, negli Stati Uniti si organizzano dei soggiorni di “disintossicazione digitale”. Siamo diventati tutti dipendenti da Internet? E bisogna approfittare dell’estate per fare una pausa digitale?

Siamo tutti, o quasi, diventati prigionieri della rete. Internet si è a poco a poco reso indispensabile, infiltrandosi nei minimi recessi della nostra vita. «Questo bisogno che abbiamo oggi di essere collegati agli altri tramite i social network e altre piatteforme interattive non è nuovo. Esso risponde al carattere profondamente sociale dell’essere umano», spiega il professor Yasser Khazaal, specialista dei disturbi della dipendenza all’Ospedale universitario di Ginevra (HUG).

Grazie alle nuove tecnologie, questo bisogno di contatti, di visibilità e di interazione è intensificato dalla possibilità di ottenere risposte molto diversificate, e soprattutto istantanee. La densità della rete e la potenza sempre più alta delle connessioni hanno rinforzato in maniera naturale la tendenza a volere “rimanere in contatto”. D’altra parte, Internet ha cambiato il nostro rapporto con il tempo, lo spazio, la velocità, il numero di persone che un solo individuo, in un momento dato, può raggiungere. Possiamo trovarci qui e là, fare diverse cose allo stesso tempo e portare avanti contemporaneamente diverse conversazioni. Il nostro livello di attenzione è sempre più frazionato per via di queste sollecitazioni costanti. A rischio di farci perdere la testa?

Ancora un attimo e poi smetto…

Si pone il problema dell’eccesso… E anche quello della fatica, che potrebbe causare questo tipo di dissociazione permanente. Dobbiamo approfittare delle vacanze per fare una pausa digitale e ritrovare un funzionamento meno frenetico e dispersivo? La risposta dello specialista ginevrino è piuttosto sfumata: «Vi sono diversi modi di vedere le cose. Possiamo già chiederci se Internet sia all’origine di un’ipersollecitazione che potrebbe avere l’effetto di diminuire la nostra capacità di attenzione, o se non contribuisca piuttosto a sviluppare delle risorse cognitive prima poco utilizzate.»

Se la risposta a questi interrogativi non è ancora netta, può essere utile mettere sul piatto della bilancia i costi e i benefici personali legati a questo cambiamento di paradigma, come propone il professor Khazaal: «Dobbiamo identificare le nostre priorità. Chiederci in che modo il nostro rapporto alla dimensione digitale interferisca con la nostra vita e con le diverse situazioni di cui è composta. Valutare se l’uso sistematico di questi strumenti aumenti il senso della performance o se, al contrario, freni per esempio il nostro lavoro. Possiamo anche riflettere ai benefici, e cioè se questo uso ci permetta di arricchire il momento presente e gli scambi, o se invece ce ne allontani.»

Come un giocattolo o un oggetto transizionale

Tuttavia, il bisogno di avere sempre con sé il proprio smartphone e di guardare ogni trenta secondi lo schermo, alla ricerca di nuove notifiche, fa pensare. È possibile sviluppare una dipendenza da Internet? E quali potrebbero esserne i sintomi? «È un campo di studio ancora in via di sviluppo, ma sembra che le aree del cervello attivate durante un uso particolarmente intensivo siano le stesse che sono stimolate nell’ambito delle dipendenze. Il problema che incontriamo, è che molte persone utilizzano un’infinità di prodotti connessi. Questo si traduce con un uso molto lungo in termini di ore», dichiara il professor Khazaal.

La dipendenza propriamente detta sopraggiunge in presenza di un modo di consumo poco controllato e, quando si accorda una netta priorità a questo tipo di attività, a scapito di altri aspetti della vita personale, con conseguenze sull’efficacia in ambito lavorativo, sulle relazioni interpersonali e le emozioni. Inoltre, l’attività problematica viene continuata, nonostante lo squilibrio che essa suscita tra i diversi campi di interesse della persona. «L’attrazione che esercitano le nuove tecnologie è tale che non “stacchiamo” mai, nonostante tutto. Se qualcuno ci chiede di smettere, possiamo reagire mostrando una certa irritabilità», continua lo specialista.

Come disintossicarsi

Fare una cura di “disintossicazione digitale” come quelle che sono organizzate negli Stati Uniti, o ritirarsi semplicemente in un luogo privo di connessione? Queste misure possono essere delle soluzioni? «La necessità di connettersi parzialmente o totalmente deve, ancora una volta, essere vagliata a titolo individuale. Soggiorni di questo genere somigliano, a priori, ai trattamenti utilizzati contro altre forme di dipendenza. Penso che non sia necessario ricorrere a tali modelli. Oggi, quando una dipendenza è appurata, si preferisce intervenire a livello terapeutico nell’ambiente in cui la persona vive, piuttosto che optare per un allontanamento totale dall’ambiente naturale. Perché il rischio dell’isolamento è di non essere poi capaci di gestire l’uso di Internet una volta di ritorno nel nostro mondo ad alta connessione», conclude lo specialista.

Il fascino di un nuovo mondo

Perché Internet ci attira così tanto? Attraverso i social network, i giochi in rete o i siti di incontro, Internet ci apre le porte di mondi molto immersivi. Le persone che cercano di sfuggire alle tensioni e alle preoccupazioni quotidiane ne sono particolarmente attratte, e lo stesso vale per chi prova difficoltà a livello sociale. «Per il tramite di uno o più avatar, ad esempio, l’internauta si costruisce un’identità e trova un posto diverso da quello che occupa al di fuori di Internet. Il gioco intensivo crea delle abilità che possono compensare una mancanza di fiducia in altri ambiti della vita, al di fuori del gioco», spiega il professor Khazaal. Esiste inoltre un’associazione tra dipendenza da Internet e depressione, ma ne ignoriamo ancora il senso.